Morte e rinascita del pensiero

Consulto tantissime fonti ogni mattina di diverso tipo e leggo parecchio. Ma, paradossalmente, più leggo e meno trovo argomenti che mi interessano e che posso proporre nel blog. Per carità, in alcuni giorni, arriva una folgorazione e salta fuori qualcosa che mi entusiasma e che pubblico quasi di getto. In molti altri si fa fatica, occorre inventare, bisogna far ricorso a idee da trovare facendo più di uno sforzo. In generale il mondo straborda di news, molte delle quali fake, di tweet, la maggior parte dei quali sfoghi e insulti, di messaggi di stato su Facebook di ogni genere, di video e immagini su Instagram e Twitter, di podcast. L’attenzione è estremamente frammentata tanto da indurti in catalessi proprio, al sonno 😴, al rincoglionimento.

Continua a leggere

La Giornata Mondiale delle Tette

Oggi, 28 Agosto 2021, è nata, all’improvviso, la Giornata Mondiale delle Tette. È infatti in tendenza su Twitter l’hashtag #giornatamondialedelletette con tantissimi tweet di ogni tipo. C’è chi le mostra, più o meno velatamente, e c’è chi ricorda l’importanza della prevenzione, anche se su quella c’è la giornata ufficiale che è quella della Giornata senza Reggiseno. C’è chi fa ironia su di essa, postando foto di cibi che le ricordano come, ad esempio, le buonissime tette delle monache, e non manca chi la critica. Tuttavia questo elemento femminile è un gran dono di Dio come dice questo proverbio arabo:

Il paradiso in terra si trova nel seno di una donna, sul dorso di un cavallo, nelle pagine di un libro.

Ma vediamo qualche post più popolare.

Continua a leggere

Cerco un manuale per capire gli ammiccamenti delle donne

Battiato per tutta la vita ha cercato un centro di gravità permanente. Gli ebrei hanno cercato per quaranta anni la terra promessa. Io cerco un manuale per capire gli ammiccamenti delle donne. Perché ogni volta credo di averci capito qualcosa e invece mi ritrovo come un analfabeta decerebrato che cerca di capire cosa c’è scritto sulla stele di rosetta. Chiariamo che Rosetta non è una che sto cercando di portarmi a letto e che la stele non c’entra niente con Lino Banfi e che non è un oggetto misterioso ma un’antica iscrizione. Ammesso che gli occhiolini, le smorfie, le linguacce qualcosa vogliano dire. Perché qui ho l’impressione che siano espressioni buttate lì, a caso. O forse no.

Continua a leggere

La poesia del culo e del cuore

Vivo nella più completa noia in questi giorni. Non c’è un evento, una notizia, una persona, un qualcosa che attiri la mia attenzione, donne a parte s’intende. Sfoglio notizie, giornali, storie con la più piena indifferenza. L’acqua passa e nulla resta, nulla di nulla. Non impazzisco solo perché ho da fare, ho i miei impegni. Ma guardo tutto con distacco: email, newsletter, pubblicità (che già prima non è che mi attraeva molto), ecc. Qualsiasi cosa venga detta, annunciata, ribadita, promossa mi scivola addosso. Anche un argomento attuale come ad esempio la vaccinazione mi lascia proprio indifferente. Sarò diventato apatico? Mi volto solo se vedo una bella ragazza o magari resto un po’ a seguire qualche storia di donne che magari abbiano un minino di cose sensate da dire. Quindi che devo pensare che l’altro sesso è in realtà il mio unico interesse? Quello che resta alla fine di tutto? È un bel po’ che dura questo periodo e mi chiedo se tornerò a nutrire interesse per qualcosa.

Continua a leggere

A morte il fallimento! Lunga vita al fallimento!

E se sabato 11 avessimo perso? Sarebbe stato un fallimento, come lo è stato per gli Inglesi. Ma prima delle trentaquattro vittorie di Mancini anche noi abbiamo vissuto un fallimento peggiore: la mancata qualificazione di mondiali di calcio. Quella débâcle forse ci ha fatto bene. Perché è da lì che è iniziato un nuovo corso, come quasi di sicuro avverrà per i giocatori oltremanica. Il successo rischia di esaltarti e appannarti la vista. La sconfitta ti aguzza l’ingegno. Lo dice anche il Tao:

Favore e disgrazia creano entrambi problemi.

Il favore ti esalta, la disgrazia ti deprime.

Continua a leggere

Il teatro della vecchia sedia

Una vecchia sedia davanti a un portone in via Torre Santa Susanna, alla periferia di Oria (Br).

Chi ha detto che il teatro ha bisogno di attori e spettatori? Basta una vecchia sedia davanti ad un portone, anche se non ci sono persone presenti. Il detto e il non detto, le storie, le immagini sono impresse nel sedile impagliato, nel legno, nei chiavistelli, nelle chianche come nella foto qui sopra. Il teatro è nelle cose, negli oggetti, soprattutto se consumati dal tempo. Un’immagine può coglierne un attimo che sa di infinito ma accostando l’orecchio potrai ascoltare frammenti di tante conversazioni e aguzzando gli occhi potrai vederci chi si è avvicendato su quella sedia, bambini che ci hanno giocato vicino, donne del sud con i loro vestiti lunghi, ragazze che palpitano in attesa che qualcuno le noti… La vita scorre e bagna i luoghi e i manufatti che tocca. Questa è la prima drammaturgia che uno scrittore non fa altro che trascrivere e un attore reinventare, si spera, con movimenti, parole, ritmi, pause, ecc. In questo senso è già tutto accaduto, tutto già scritto. Non resta che ricordare, richiamare alla memoria a partire dai segni che si colgono, a patto di prestare loro attenzione. C’è un campo quantistico di infinite possibilità che tutto sottende, in cui ogni sviluppo è possibile, in cui ogni storia può essere raccontata e nel quale tutte le storie del mondo sono fra loro intrecciate, dal Moby Dick alle Mille e una notte, dall’Amleto ai canovacci della Commedia dell’Arte, dal Mahābhārata al Pinocchio di Collodi, dalle favole africane a quelle degli Inuit.

Continua a leggere

I social sono morti. Il blog resiste

photo of woman writing on tablet computer while using laptop
Photo by Anthony Shkraba on Pexels.com

C’era una volta il world wide web con le sua paginette statiche, i siti web che tu mettevi online e che lì restavano, più o meno visitati, in cui il massimo dell’interazione avveniva via email o dove trovavi un numero di telefono a cui chiamare. Poi arrivarono le pagine dinamiche e i blog grazie ai quali anche chi non era un webmaster poteva pubblicare articoli, notizie, contenuti. A un certo punto, nel 2007, esplode Facebook, il primo vero grande social network che cambia lo stato delle cose: quasi ogni abitante della terra che avesse una connessione alla rete con estrema facilità poteva creare un suo profilo, fare l’upload di foto, pubblicare quel che gli passava per la testa. Per anni sono state pubblicate cose di qualità, interessanti, ben curate. Dopo è diventata una caciara.

Continua a leggere