Lettera a un Tommaso appena nato

Sei venuto ieri al mondo Tommaso, non in senso metaforico ma proprio anagrafico: sei nato il 9 Settembre 2021. Nella smorfia il numero del tuo giorno, il 9, rappresenta proprio la figliolanza. Perciò a Napoli giocherebbero questo numero al lotto, che ancora non sai cos’è. Ci vorrà tempo per crescere e imparare a leggere questa lettera che ti invio, se tra 5 o 6 anni, forse anche meno, sarà ancora qui o sarà in qualche modo leggibile e se avrà un senso per te. Di sicuro il tuo cervello e le tue capacità di apprendimento sono migliori oggi rispetto a quello che accadeva 20, 30, o 40 anni fa.

Sei fortunato per questo perché nella tua vita dovrai processare quantità incredibili di informazione, di bit. Non lo farai da solo, già oggi noi tutti siamo dei cyborg, ci siamo già modificati dopo qualche decennio di interazione con pc e smartphone, due tecnologie delle quali tu a 20 o 30 anni riderai per la rozzezza.

Volendo ricamare intorno al tuo giorno di nascita nove sono anche le Muse, divinità greche che rappresentano l’Arte. Un mio zio proprio di nome Tommaso ebbe per l’appunto l’ardire di scegliere di fare l’artista nel 1971 in un paese del meridione come Ceglie Messapica (Br): una scelta tremenda, radicale, molto osteggiata. Chissà cosa farai da grande, si vedrà. Ora giustamente pensi a ciucciare il latte e a dormire, mentre il tuo corpo fa il resto con cacca e pipì. Ma vorrei che tu sapessi, presto, che nasci sotto un buon numero, che è un multiplo di 3, considerato il numero della perfezione.

Lasciami guardare a un po’ di segni. Sai, nel mondo in cui sei appena arrivato siamo o cerchiamo di essere un po’ indovini. Per esempio chi guarda all’oroscopo ti dirà che sei nato sotto il segno della Vergine. I nati sotto questo segno sarebbero delle persone attente, precise, persino puntigliose, responsabili e intelligenti. Di più non so dirti in merito perché non m’intendo di astrologia. Un’occhiata al tuo angelo protettore però la darei ed è l’Angelo Lehahiah: Rettitudine e Lealtà sono le sue principali caratteristiche. Tra l’altro settembre è proprio dedicato agli angeli custodi.

Porti un nome importante, sai? Adesso lo senti ripetere le prime volte e ancora non lo percepisci visto che per te il massimo della comunicazione è piangere quando ti serve qualcosa. Poi inizierai a sorridere e a ridere e sarà bellissimo. Arriveranno anche le tue prime parole. A un certo punto ti chiederai perché ti chiami Tommaso e non che so, Paolo, come tuo padre o Nicola come tuo nonno. E te lo chiederai a più riprese. Io la prima volta chiesi ai miei perché mi chiamo Giuseppe a sei anni. E la spiegazione che mi diede mia madre mi rese orgoglioso del mio nome.

Nella nostra cultura è associato per lo più all’apostolo Tommaso che avrebbe dubitato della risurrezione di Gesù e poi lo avrebbe riconosciuto. Non so se professerai un credo o meno. Più in là ti farai una tua libera idea sulla nostra natura e le forze cosmiche. Quel che ho imparato negli anni sul conto di quel seguace di Gesù è che in realtà riconobbe il Maestro perché voleva rivederlo. Fu la sua fede a guidarlo. Il concetto, in fondo, è semplice: io trovo qualcosa o qualcuno se voglio trovare ciò che cerco. L’augurio che ti faccio è di godere con tutto te stesso del grande piacere della Ricerca, una filosofia di vita per i cavalieri che cercavano il Santo Graal, emblemi dell’evoluzione umana basata sull’Amore. Benvenuto tra noi Tommaso!

La trappola del talento

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Quando ti dicono che per fare l’attore, lo scrittore, l’artista in generale ci vuole prima di tutto talento ti stanno dicendo la più grande fandonia della storia. Ogni tanto sento ripetere questa litania senza senso e inorridisco. Ripenso a quando ero bambino io e me la recitavano. Il bello è che per alcuni avevo talento e per altri no. Per fortuna io ero e sono sicuro di me stesso e mai ho basato le mie decisioni sui giudizi altrui che mi sminuivano. Spesso chi usa l’affermazione di cui stiamo parlando in realtà è un artista bloccato o mancato, che a un certo punto si è fermato per una qualche ragione ed ha una grande insicurezza che riversa sugli altri dispensando dal suo piedistallo patenti di talento o negandole.

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Giuseppe Vitale non vale un fico e si sta pure seccando

Giuseppe Vitale non vale un fico e si sta pure seccando! Glielo daresti un fico tu? No. E neppure io. Che se li vada a cercare da solo. E si sta pure seccando, sotto al sole di un’estate afosa più che mai. È lì che perde elasticità, giovinezza. È come la frutta che resta nella casettina e che non si riprende nemmanco se l’annaffi d’acqua. D’altronde che te ne vuoi fare di uno che vuole essere pagato per non fare nulla. Che vergogna! Dice di essere un artista. E che noia questi artisti! Ma poi artista di cosa? Di cinema? Di teatro? Di racconti? Di due cocomeri che ci fa con il blog, con i post, con le cose di cui parla? Ci rendiamo conto? Ci parla di sedie vuote che da sole fanno teatro. È pazzo! È fuori di sé. Non sa quel che dice. Parla al vento nel deserto come Giovanni Battista. Infatti ogni tanto gli prende l’embolo filosofico-teologico-profetico dei miei stivali. Ma chi si crede Adriano Celentano per caso? Andasse a ballare Yuppi Du tra le discariche abusive! È tra le immondizie abbandonate, tra i rifiuti pericolosi, tra i sacchi neri e i materiali edilizi con l’eternit che deve andare ad esibirsi. È là il suo posto!

È un periodo che vedo tante celebrazioni, tante incensazioni, tante onorificenze a tutti i livelli. Tutti parlano magnificamente di se stessi e di qualcun altro: in tv, sui giornali, online, dal vivo, ecc. Sembra come quando si è ai funerali si elogia il defunto, quando poi in vita lo si è disprezzato. Non voglio dire che fanno male. Anzi io stesso ogni tanto sento il bisogno di lodare pubblicamente qualcuno. Ma complice il clima di festa da Eurovision agli Europei di calcio qui siamo al tripudio della pubblicità che esalta i prodotti di un’azienda, ad esempio. Oppure assistiamo tanti discorsi a molti livelli in cui mai nessuno parla di un difetto, che sia uno, di se stesso o degli altri. Che scherzi? Ti metti a criticare qualcuno? È un putiferio: vieni subito bandito dal novero delle amicizie e dalla cerchia di chi conta.

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Al Bar delle Coincidenze

Nel luglio 2019 ho sognato il museo del cinema alla Mole Antonelliana a Torino. Ero lì dentro e la visitavo. Mi sveglio e contrariamente alle mie abitudini accendo subito la tv mentre danno un documentario proprio su quel museo. Per uno che pensa al cinema sin da bambino come me è già una bella coincidenza di quelle che ti fanno saltare e credere davvero sulle combinazioni, per la verità sempre all’opera, dell’universo. Ma la cosa non finisce qui. Dopo qualche giorno guardo al Al bar dello sport, film del 1983 con Lino Banfi e Jerry Calà nel quale c’è una scena girata proprio sul terrazzo della Mole.

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Lettera a un amico artista

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Caro amico, credi che solo tu ricevi pressioni e che nessun altro, a parte te, si sente giù quando non sta producendo qualcosa di artistico? Succede a tutti, anche ai più grandi. Senti una voce critica dentro te stesso che ti farebbe mollare le “velleità artistiche”. Queste, a volte, sono additate come negative anche all’esterno. E sai da chi? Da quelli che hanno problemi con esse. Avrebbero voluto coltivarle ma non l’hanno fatto e ora vivono una vita in cui criticano chi lo fa. Lascia perdere queste critiche come anche i consigli non richiesti, soprattutto da chi non sa nulla del tuo mestiere. In tanti partono in quarta. Tu guarda e passa.

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