La bonaccia e le ricerche

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C’è una certa bonaccia in questo periodo, almeno per me. Non soffia un singolo alito di vento. Le vele lo attendono. Prima o poi ritornerà. Inutile che dica che tutto va a gonfie vele, che sto facendo chissà cosa, che non ho tempo per niente e nessuno e bla bla bla, come quelli che la raccontano. Sono patologici e pericolosi. Come altrettanto pericoloso è quel che ho appena affermato io.

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Non capisco più niente e nessuno

È tutta l’estate che scorro qualsiasi cosa: TikTok, Facebook, Twitter, Instagram, i feed delle news e chi più ne ha più ne metta. Trovo di tutto, davvero uno spaccato di umanità che io, almeno, non capisco: non ho i mezzi per capire i post, le storie, gli stati che vengono pubblicati. Non riesco a capirne più il senso, ammesso che ce ne sia mai stato uno. Io spero che qualcuno si renda conto che occorre iniziare a postare tutti un po’ meno, ma credo che, invece, sarà sempre peggio. Per fortuna ogni tanto smetto ed esco ma è un delirio: non capisco la gente che scorazza nei suv, che compra carne e pesce a tonnellate ogni giorno, alla faccia del global warming, che gioca al superenalotto.

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L’azzurra estate in paese

Domenica d’agosto in paese, in periferia. Tutto tace tranne la ventola a tutta forza del ventilatore che mi sta rosolando con aria calda e umida. Sotto le mie mani sento il ticchettio di una tastiera nera comprata dai cinesi, tanto grande quanto dura: su ogni tasto ci vuole una pressione di chili e chili perché vada giù. E a volta occorre pigiare più volte un tasto perché funzioni. Così faccio ginnastica per le mani. Sono solo in casa. Lo so che stai pensando: perché non vado al 🌊 mare come tutti, o quasi. C’è già stata per me una stagione, da bambino, in cui m’incantavo a vedere la distesa azzurra già da lontano. Ora sono una creatura che intanto non ama il caldo. Semmai me ne andrei in ⛰ montagna. E prima o poi lo farò. Credo che le cime delle alpi ma anche degli appennini abbiano molto da raccontarmi.

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L’attenzione è finita, esaurita, dissolta

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Vuoto mentale. Disinteresse per qualsiasi cosa. Zero stimoli. Nulla di ciò che accade mi colpisce. Vedo tanto entusiasmo per le olimpiadi, per i risultati degli italiani. Mi fa piacere. Seguo in parte per un mio lavoro ma non mi accende il cuore. Assisto ai dibattiti sui vaccini e leggo sgomento le dichiarazioni di Anthony Fauci e degli altri virologi. Ma alla fine mi sembrano appartenere a un mondo che non abito. Più si starnazza e si bombarda e più io sono altrove. Dove di preciso non so, ma so che anima, mente, corpo abitano in una qualche altra dimensione dove il 99,98% di quello che succede sul pianeta terra non mi riguarda. Non so perché sia così. Sarò diventato asociale? Sarò diventato un misantropo? Probabile. Vado agli eventi ma dopo cinque minuti scappo via per la noia. Mi rifugio tra i video di TikTok ma non riesco a guardarne nessuno: li scrollo tutti. Sfoglio i giornali e non me ne frega una beata minchia di nessun titolo.

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La trappola del talento

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Photo by Khoa Võ on Pexels.com

Quando ti dicono che per fare l’attore, lo scrittore, l’artista in generale ci vuole prima di tutto talento ti stanno dicendo la più grande fandonia della storia. Ogni tanto sento ripetere questa litania senza senso e inorridisco. Ripenso a quando ero bambino io e me la recitavano. Il bello è che per alcuni avevo talento e per altri no. Per fortuna io ero e sono sicuro di me stesso e mai ho basato le mie decisioni sui giudizi altrui che mi sminuivano. Spesso chi usa l’affermazione di cui stiamo parlando in realtà è un artista bloccato o mancato, che a un certo punto si è fermato per una qualche ragione ed ha una grande insicurezza che riversa sugli altri dispensando dal suo piedistallo patenti di talento o negandole.

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Snobismo, solitudine e ricerca dei simili

Fuori dal mondo. Da un’altra parte proprio. Lontano lontano. Così mi sento in questo periodo. O, almeno, dal mondo così come ce lo raccontano televisioni e giornali. E come finisce per essere perché tanti pappagalli ripetono notizie e opinioni sentite da qualcun altro. È una strana sensazione di sospensione perché c’è come un vuoto attorno a me nel quale il battage dei media mi giunge solo come lontani echi. È come essere in montagna, a una certa quota. L’aria è pure più rarefatta e più pura. È bello anche se c’è della noia ogni tanto. Qui scopri che non hai bisogno di essere sempre aggiornato, che non ti serve sapere a quanto è la curva dei contagi, che cosa ha fatto quel tizio o quell’altro, se è andato o meno in una trasmissione o in un’altra o se gli uccelli li vede volare in alto o molto più in basso.

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Quando ti chiedono: com’è andato lo spettacolo?

Quando fai uno spettacolo ci sono quelli che vengono a vederti e quelli che ti chiedono «Com’è andata?». E noto che questi sono in netta maggioranza. Ma che te devo racconta’, se ci tieni vieni, guardati lo spettacolo la prossima volta e non rompere i coglioni! Per cui non ritengo questa domanda del tutto sincera. Non è che a questi soggetti importi davvero di te e del tuo show. In realtà sono interessati a se stessi e al loro tentativo di piacere a tutti o almeno a quante più persone possibili. E tu sei un numerino, uno dei tanti. Te ne accorgi anche perché non aspettano manco la risposta. Fanno solo domande: «E tua moglie come sta?». Cazzo ne so vorresti rispondere, so tre anni quasi che sono separato ma non fai in tempo perché esce già la terza domanda: «Il cane lo porti a pisciare la sera?». E tu: gli unici cani che ho sono gli undicimila peluche che mi’ moje m’ha lasciato in casa e che non ho ancora buttato perché fanno volume, dovrò sbarazzarmene a gruppetti.

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Cerco un manuale per capire gli ammiccamenti delle donne

Battiato per tutta la vita ha cercato un centro di gravità permanente. Gli ebrei hanno cercato per quaranta anni la terra promessa. Io cerco un manuale per capire gli ammiccamenti delle donne. Perché ogni volta credo di averci capito qualcosa e invece mi ritrovo come un analfabeta decerebrato che cerca di capire cosa c’è scritto sulla stele di rosetta. Chiariamo che Rosetta non è una che sto cercando di portarmi a letto e che la stele non c’entra niente con Lino Banfi e che non è un oggetto misterioso ma un’antica iscrizione. Ammesso che gli occhiolini, le smorfie, le linguacce qualcosa vogliano dire. Perché qui ho l’impressione che siano espressioni buttate lì, a caso. O forse no.

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La poesia del culo e del cuore

Vivo nella più completa noia in questi giorni. Non c’è un evento, una notizia, una persona, un qualcosa che attiri la mia attenzione, donne a parte s’intende. Sfoglio notizie, giornali, storie con la più piena indifferenza. L’acqua passa e nulla resta, nulla di nulla. Non impazzisco solo perché ho da fare, ho i miei impegni. Ma guardo tutto con distacco: email, newsletter, pubblicità (che già prima non è che mi attraeva molto), ecc. Qualsiasi cosa venga detta, annunciata, ribadita, promossa mi scivola addosso. Anche un argomento attuale come ad esempio la vaccinazione mi lascia proprio indifferente. Sarò diventato apatico? Mi volto solo se vedo una bella ragazza o magari resto un po’ a seguire qualche storia di donne che magari abbiano un minino di cose sensate da dire. Quindi che devo pensare che l’altro sesso è in realtà il mio unico interesse? Quello che resta alla fine di tutto? È un bel po’ che dura questo periodo e mi chiedo se tornerò a nutrire interesse per qualcosa.

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A morte il fallimento! Lunga vita al fallimento!

E se sabato 11 avessimo perso? Sarebbe stato un fallimento, come lo è stato per gli Inglesi. Ma prima delle trentaquattro vittorie di Mancini anche noi abbiamo vissuto un fallimento peggiore: la mancata qualificazione di mondiali di calcio. Quella débâcle forse ci ha fatto bene. Perché è da lì che è iniziato un nuovo corso, come quasi di sicuro avverrà per i giocatori oltremanica. Il successo rischia di esaltarti e appannarti la vista. La sconfitta ti aguzza l’ingegno. Lo dice anche il Tao:

Favore e disgrazia creano entrambi problemi.

Il favore ti esalta, la disgrazia ti deprime.

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