La noia degli artisti

Foto di Andrea Piacquadio su Pexels.

A volte ti trovi davanti a un monitor come uno scrittore davanti a un foglio bianco quando sa che deve scrivere ma non ancora cosa. Perché poi il blocco dello scrittore è un cliché, in realtà quello scrive sempre lo stesso. Però può capitare per qualche istante che non sappia cosa raccontare in quel momento, da dove cominciare. Hai tante cose da dire ma non sai quale di queste far fluire. È come se tutte le idee volessero uscire tutte insieme e la porta s’intasa. Come un motore che s’ingolfa. L’eccesso di un momento ferma le cose. E allora ci sono dei momenti di silenzio. E in quei momenti, magari, torni al pensiero. Solo che i coach di oggi e i sapienti d’Oriente ti dicono di evitare di pensare. Tale è la disciplina che la mente in armonia con l’universo si allontana dai pensieri, che il più delle volte sono di separazione.

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Il Grammelot del Vaccino

Ci risiamo! Abbiamo fatto la prima, la seconda, la terza dose e ora si parla della quarta. L’Italia, l’Europa, il mondo si è diviso tra no e si vax, tra chi si è pentito di non essersi vaccinato e chi il vaccino l’ha fatto ma poi avrebbe preferito di no, tra chi ha ascoltato Burioni ed è corso ai centri vaccinali e chi lo ha aspettato sotto casa per prenderlo a uova marce. Alcuni brutti ceffi poi volevano sorprendere Mario Draghi e altri stavano compilando liste di indirizzi. A un certo punto anche io, che il vaccino l’ho fatto, ho cominciato a camuffarmi con barba e capelli finti quando uscivo di casa. Insomma il vaccino torna di moda e io stamattina ho ripescato un mio audio in cui parlavo del vaccino in pieno delirio pandemico. Solo che non potevo esprimermi con chiarezza. Temevo il lancio di peperoni fritti e di melanzane sott’olio, che mi fanno venire proprio la nausea. E allora ho usato il grammelot, il linguaggio dei teatranti del medioevo che Dario Fo ha riportato alla ribalta. Non so se si capisce qualcosa. Ad ogni modo buon ascolto!

Tre temi per un’intervista su scena e territorio

Foto di Dmitry Demidov

Quando alla radio si parla di un certo tema le voci che se ne occupano compiono già un’azione fisica importante. I suoni che vengono amplificati dai microfoni e diffusi con antenne o con tecnologie via web si diffondono nel territorio e sono già esse stesse intervento. Il potere della parola davvero può evocare e creare, quasi come facevano gli antichi saggi ebrei con il Golem, una delle storie pugliesi che prima o poi mi piacerebbe raccontare. Domani, 21 luglio 2022, gli amici di Idea Radio mi chiameranno alle 10 e 40 per un’intervista. Per aiutare il loro compito e facilitare anche gli ascoltatori indico qui di seguito tre buoni motivi per seguire in diretta questo evento radiofonico: i tre temi che magari faranno da filo conduttore e che sono i tre pilastri di una serie di miei articoli qui nel blog.

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Per avere successo devi smettere di pensare

Foto di Budgeron Bach da Pexels
@giuseppevitaleattore Per avere successo devi smettere di pensare. #arte #carriera #successo #successopersonale #opinoni #talenti #giovani #allievi ♬ suono originale – giuseppevitale.eu

Tante volte ricevo richieste da ragazzi, spesso neolaureati, che vorrebbero intraprendere  attività artistiche o relative ai contenuti on-line: i due campi di cui mi occupo, di cui sono esperto. In genere mi viene chiesto: «Vorrei fare l’attore» oppure: «Vorrei fare l’artista» più in generale. Altri mi chiedono: «Vorrei scrivere per qualcuno, come fai tu». 

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La bucket list delle 101 cose da fare nella vita

Foto di Suzy Hazelwood da Pexels

Quanti giorni ti restano da vivere? Chi ti assicura che non muori fra qualche anno o mese o giorno o fra cinque minuti? Scongiuri a parte, questo mi chiese una volta il coach americano di recitazione Bernard Hiller in un suo workshop. E ieri, primo Aprile 2022, mi è capitata una esperienza analoga. Al Wake Up Call di Alfio Bardolla, Giacomo Bruno, che lo ha aperto, ci ha fatto strappare da un metro gli anni vissuti finora. Poi ci ha fatto togliere gli anni fra gli 82 (età media ottimistica) e i 100 (ai quali pochi arrivano). Poi ci ha fatto togliere un certo numero di anni che passiamo dormendo. Risultato: a 48 anni non è che mi rimanga molto tempo…

L’esercizio del metro non h alcun valore di previsione, non è detto che morirò a 67 anni, può darsi che io lasci il mondo prima o dopo ma serve a far capire quanti anni effettivi di lucidità e di energia restano per far davvero quel che conta.

Mi sono detto, cazzo, questo è il momento di vivere. O ora o mai più! E questo lo so bene dal momento che ho visto morire i miei genitori prima che diventassero anziani e mio fratello Mimmo nel 1997 quando aveva ancora venti anni! Poi più tardi ci è stato chiesto di scrivere la nostra bucket list, cioè la lista delle 101 cose da fare prima di morire. Del resto c’è proprio una specifica tecnica dei 101 desideri che Igor Sibaldi spiega bene. Allora ecco ciò che voglio realizzare io. Da questo momento in poi vivo solo per realizzare queste cose. Non ho più tempo per le stronzate! Spero di spuntare ad una ad una tutte le voci. Ci lavoro su ognuna ma senza assilli. Come insegna il mio mentore spirituale Deepak Chopra, ai dettagli ci pensa l’universo. Le intenzioni sono come i semi che si affidano alla buona terra.

Man mano che realizzerò questi desideri tornerò qui per aggiornarli barrandoli.

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La bonaccia e le ricerche

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Photo by Manuel Torres Garcia on Pexels.com

C’è una certa bonaccia in questo periodo, almeno per me. Non soffia un singolo alito di vento. Le vele lo attendono. Prima o poi ritornerà. Inutile che dica che tutto va a gonfie vele, che sto facendo chissà cosa, che non ho tempo per niente e nessuno e bla bla bla, come quelli che la raccontano. Sono patologici e pericolosi. Come altrettanto pericoloso è quel che ho appena affermato io.

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Non capisco più niente e nessuno

È tutta l’estate che scorro qualsiasi cosa: TikTok, Facebook, Twitter, Instagram, i feed delle news e chi più ne ha più ne metta. Trovo di tutto, davvero uno spaccato di umanità che io, almeno, non capisco: non ho i mezzi per capire i post, le storie, gli stati che vengono pubblicati. Non riesco a capirne più il senso, ammesso che ce ne sia mai stato uno. Io spero che qualcuno si renda conto che occorre iniziare a postare tutti un po’ meno, ma credo che, invece, sarà sempre peggio. Per fortuna ogni tanto smetto ed esco ma è un delirio: non capisco la gente che scorazza nei suv, che compra carne e pesce a tonnellate ogni giorno, alla faccia del global warming, che gioca al superenalotto.

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L’azzurra estate in paese

Domenica d’agosto in paese, in periferia. Tutto tace tranne la ventola a tutta forza del ventilatore che mi sta rosolando con aria calda e umida. Sotto le mie mani sento il ticchettio di una tastiera nera comprata dai cinesi, tanto grande quanto dura: su ogni tasto ci vuole una pressione di chili e chili perché vada giù. E a volte occorre pigiare più volte un tasto perché funzioni. Così faccio ginnastica per le mani. Sono solo in casa. Lo so che stai pensando: perché non vado al 🌊 mare come tutti, o quasi. C’è già stata per me una stagione, da bambino, in cui m’incantavo a vedere la distesa azzurra già da lontano. Ora sono una creatura che intanto non ama il caldo. Semmai me ne andrei in ⛰ montagna. E prima o poi lo farò. Credo che le cime delle Alpi ma anche degli Appennini abbiano molto da raccontarmi.

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L’attenzione è finita, esaurita, dissolta

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Vuoto mentale. Disinteresse per qualsiasi cosa. Zero stimoli. Nulla di ciò che accade mi colpisce. Vedo tanto entusiasmo per le olimpiadi, per i risultati degli italiani. Mi fa piacere. Seguo in parte per un mio lavoro ma non mi accende il cuore. Assisto ai dibattiti sui vaccini e leggo sgomento le dichiarazioni di Anthony Fauci e degli altri virologi. Ma alla fine mi sembrano appartenere a un mondo che non abito. Più si starnazza e si bombarda e più io sono altrove. Dove di preciso non so, ma so che anima, mente, corpo abitano in una qualche altra dimensione dove il 99,98% di quello che succede sul pianeta terra non mi riguarda. Non so perché sia così. Sarò diventato asociale? Sarò diventato un misantropo? Probabile. Vado agli eventi ma dopo cinque minuti scappo via per la noia. Mi rifugio tra i video di TikTok ma non riesco a guardarne nessuno: li scrollo tutti. Sfoglio i giornali e non me ne frega una beata minchia di nessun titolo.

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La trappola del talento

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Photo by Khoa Võ on Pexels.com

Quando ti dicono che per fare l’attore, lo scrittore, l’artista in generale ci vuole prima di tutto talento ti stanno dicendo la più grande fandonia della storia. Ogni tanto sento ripetere questa litania senza senso e inorridisco. Ripenso a quando ero bambino io e me la recitavano. Il bello è che per alcuni avevo talento e per altri no. Per fortuna io ero e sono sicuro di me stesso e mai ho basato le mie decisioni sui giudizi altrui che mi sminuivano. Spesso chi usa l’affermazione di cui stiamo parlando in realtà è un artista bloccato o mancato, che a un certo punto si è fermato per una qualche ragione ed ha una grande insicurezza che riversa sugli altri dispensando dal suo piedistallo patenti di talento o negandole.

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