Il tuo ultimo post

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Ad ogni giorno la sua pena c’è scritto nel Vangelo di Matteo. Per ciascun giorno il suo argomento, il suo tema, il suo post più o meno inutile dico io. L’importante è che scrivi o dici qualcosa in un video o in un podcast ogni dì, o quasi. È vero che è buona regola postare tutti quanti un po’ meno e farsi vivi solo quando si ha qualcosa da dire ma la nostra mente è in pratica infinita e stimolandola nel modo giusto tira fuori comunque qualcosa d’interessante ogni volta che glielo chiediamo.

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Giuseppe Vitale non vale un fico e si sta pure seccando

Giuseppe Vitale non vale un fico e si sta pure seccando! Glielo daresti un fico tu? No. E neppure io. Che se li vada a cercare da solo. E si sta pure seccando, sotto al sole di un’estate afosa più che mai. È lì che perde elasticità, giovinezza. È come la frutta che resta nella casettina e che non si riprende nemmanco se l’annaffi d’acqua. D’altronde che te ne vuoi fare di uno che vuole essere pagato per non fare nulla. Che vergogna! Dice di essere un artista. E che noia questi artisti! Ma poi artista di cosa? Di cinema? Di teatro? Di racconti? Di due cocomeri che ci fa con il blog, con i post, con le cose di cui parla? Ci rendiamo conto? Ci parla di sedie vuote che da sole fanno teatro. È pazzo! È fuori di sé. Non sa quel che dice. Parla al vento nel deserto come Giovanni Battista. Infatti ogni tanto gli prende l’embolo filosofico-teologico-profetico dei miei stivali. Ma chi si crede Adriano Celentano per caso? Andasse a ballare Yuppi Du tra le discariche abusive! È tra le immondizie abbandonate, tra i rifiuti pericolosi, tra i sacchi neri e i materiali edilizi con l’eternit che deve andare ad esibirsi. È là il suo posto!

È un periodo che vedo tante celebrazioni, tante incensazioni, tante onorificenze a tutti i livelli. Tutti parlano magnificamente di se stessi e di qualcun altro: in tv, sui giornali, online, dal vivo, ecc. Sembra come quando si è ai funerali si elogia il defunto, quando poi in vita lo si è disprezzato. Non voglio dire che fanno male. Anzi io stesso ogni tanto sento il bisogno di lodare pubblicamente qualcuno. Ma complice il clima di festa da Eurovision agli Europei di calcio qui siamo al tripudio della pubblicità che esalta i prodotti di un’azienda, ad esempio. Oppure assistiamo tanti discorsi a molti livelli in cui mai nessuno parla di un difetto, che sia uno, di se stesso o degli altri. Che scherzi? Ti metti a criticare qualcuno? È un putiferio: vieni subito bandito dal novero delle amicizie e dalla cerchia di chi conta.

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Teatrali, melodrammatici, scugnizzi: italiani

Monta la preoccupazione negli ambienti calcistici inglesi di ritrovarsi in finale con l’Italia. Non temono solo il gioco e i goal che potrebbero sverginare la loro difesa finora immacolata durante gli europei in corso. Sono preoccupati per le sceneggiate di Ciro Immobile. Gary Lineker ha avuto da ridire e da ridere proprio su di lui.

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Voglio una vita che fa schifo come gli hamburger di Burgez

“Voglio una vita come quella dei film… voglio una vita come Steve McQueen” canta Vasco Rossi in Vita Spericolata. Io da tre giorni a questa parte la voglio come quella di Simone Ciaruffoli.

«Chi capperi è?». Fino a tre giorni fa non sapevo chi fosse. Ora eccomi qui a parlare di lui, della sua schifosa vita e di quanto m’intriga. Perché è un grande imprenditore? Sì, basta guardare cosa è riuscito a fare con Burgez. Perché è stato un sceneggiatore di successo? Sì, ha vorato per Camera Café e scrive in un modo che non riesci a smettere di leggere. Perché è un markettaro figo? Sì e la sua Upper Beast Side lo dimostra.

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La persuasione: cos’è e come funziona.

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Appena si pronuncia la parola persuasione vengono in mente, ai più, chissà quali pratiche più o meno ingannevoli per convincere o addirittura frodare gli altri. E la gamma di tali iniziative può andare dall’ipnosi ad altri metodi subdoli e ingannevoli per sottomettere la volontà altrui. La persuasione può essere, insomma, sinonimo di manipolazione ma per fortuna se ne distingue nei metodi. Altra distinzione che va fatta è quella relativa alla persuasione occulta di certa pubblicità o talvolta della propaganda. Al netto di tutto ciò la persuasione è un’arte ed una scienza che permette di modificare il comportamento, l’atteggiamento degli altri attraverso vari linguaggi. Come tale è uno strumento in mano ai comunicatori di ogni latitudine e di ogni tempo. Il suo principio-base si regge sul piacere e quindi sulla ricerca del dolce e sulla repulsione per ciò che è amaro, un meccanismo biologico naturale. Hai presente quando Pinocchio nella fiaba scritta da Collodi rifiuta la medicina che la fatina gli vuole dare? A un certo punto quest’ultima gli promette delle zollette di zucchero come premio. La marionetta invece ingurgita queste per prime e continua a rifiutare la medicina. Allora la padrona di casa fa entrare quattro conigli con una bara in spalla come chiara minaccia di imminente morte. Pinocchio, quindi, beve “l’acquaccia amara” tutta d’un fiato. Il verbo persuadere come etimo viene dal latino suadus che significa dolce. Non è forse dolce quella movenza o quella parola che l’amata o l’amato pronuncia ad un certo punto e che manda in visibilio un cuore che inizia a innamorarsi? Non è forse dolce quel sapiente e ben calibrato complimento che un docente sa fare al momento giusto a un suo allievo e che gli dischiude nuovi orizzonti di apprendimento? Non è forse dolce la promessa di un politico, l’argomento di un venditore, l’arringa di un avvocato? Certo, non è infallibile e le persone sono sempre più consapevoli, avvezze alle tecniche utilizzate. Queste vanno affinate ma il meccanismo di base, di cu parleremo a breve, è sempre lo stesso.

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Come fa il pensiero visuale a risolvere rapidamente i tuoi problemi

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Ogni giorno, ovunque, siamo di continuo bombardati da immagini. Dai social, alla pubblicità e ai cartelli stradali. Eppure non sappiamo niente di pensiero visuale. Con poche, semplici immagini è possibile venire a capo di difficoltà che sembrano piuttosto complicate. Non è una magia ma è la semplice potenza di ciò che nel mondo anglosassone è chiamato visual thinking, il pensiero visuale appunto. C’è un paradosso di cui dobbiamo subito occuparci. A scuola ci hanno sfinito con la grammatica e la produzione di testi scritti mentre non sappiamo leggere e decodificare molte immagini. Vedo spesso persone che di fronte ad una mappa mentale, per esempio, rimangono smarrite, non capendo di cosa si tratta. C’è persino qualcuno che non sa usare le mappe di google o le vecchie carte geografiche, pur in giovane età. Nella nostra educazione, almeno parlo della mia generazione (cioè dei quarantenni e dei cinquantenni di oggi), c’è quel che Eleonora Fiorani chiama il pregiudizio logocentrico di cui parla nel suo libro Grammatica della comunicazione. L’autrice dice che i moderni analfabeti sono coloro che non sanno leggere le immagini. Allora vale la pena dare un’occhiata al suo libro per imparare a farlo, soprattutto il terzo capitolo dedicato al linguaggio dell’immagine.

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