Teatrali, melodrammatici, scugnizzi: italiani

Monta la preoccupazione negli ambienti calcistici inglesi di ritrovarsi in finale con l’Italia. Non temono solo il gioco e i goal che potrebbero sverginare la loro difesa finora immacolata durante gli europei in corso. Sono preoccupati per le sceneggiate di Ciro Immobile. Gary Lineker ha avuto da ridire e da ridere proprio su di lui.

Dalle risate e dai commenti si capisce come la nazionale di Mancini sia vista come quella dei soliti italiani patetici. Cercano di scongiurare il peggio visto che dopo tanti anni ancora non hanno digerito “la mano de Dios” di Maradona. E c’era proprio Lineker in quell’indimenticabile 1986. Ma si sa, gli Inglesi si sentono superiori in molte cose e quindi ridano pure, per ora. D’altronde si sentono virili. Anche per questo non accetterebbero “le messe in scena”. Quest’ultime abbondano, invece, su Twitter con meme che ritraggono lo stesso Immobile che gesticola o con i Maneskin chiamati spesso in causa, vista la loro recente vittoria a Eurovision. Ricorrente è anche Chiesa che manda a quel paese l’arbitro.

È solo questione di boutade di tifosi dello sport nazional-popolare per eccellenza, almeno alle nostre latitudini, o c’è dell’altro? Per i nostri connazionali all’estero una vittoria della nazionale aiuta eccome! C’è molto di più del solo calcio per loro. Il clima diventa più favorevoli nei loro ambienti di lavoro e di vita. Non sto qui a sottolineare quanto certi avvenimenti e certe vittorie siano politiche nella loro essenza. E a questo giro potremmo vincere l’Europeo, non solo per i meriti calcistici messi insieme dal nostro allenatore. L’Italian Style è il più melodrammatico del mondo, il più buffonesco, pulcinelliano che ci sia. Non a caso la commedia è a casa sua da noi già dai tempi della Magna Grecia. Non a caso abbiamo poi inventato maschere come Arlecchino, Balanzone, Colombina, ecc. E non a caso abbiamo avuto Petrolini, Totò, Fantozzi e Gigi Proietti.

Proprio in Italia per diversi anni ha giocato il più teatrale dei giocatori, quel pibe de oro che dopo il goal tanto contestato dall’Inghilterra chiamò i compagni ad abbracciarlo perché l’arbitro convalidasse il goal. Dopo di lui merita una menzione Totò Schillaci con i suoi occhi spiritati ad Italia ’90 e che ora, guarda un po’, fa l’attore. Infine indimenticabile è anche la faccia di Gianfranco Zola, anche se quest’ultimo era il più mite e amabile dei giocatori. Come sanno bene gli All Blacks si vince anche con lo spettacolo, con la loro danza, con qualche elemento che intimorisca gli avversari o che possa rinforzare l’autostima e qui vanno bene il codino di Roberto Baggio e i baffoni di Franco Causio.

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