I dormienti, il bene e la giustizia

Metti sette fratelli, ai tempi delle persecuzioni cristiane. Cerca di farli inginocchiare davanti agli idoli pagani perché rinneghino la loro religione. Se non lo fanno decapitali e amen. Poi finiranno nel libro dei martiri, specie se prima resistono a prove terribili come, ad esempio, al tentativo di bruciarli vivi. Sembra la trama agiografica dei tanti cristiani perseguitati di quel periodo. I santi medici, per esempio, prima che fossero decollati furono lapidati ma le pietre rimbalzavano. Furono gettati in un dirupo ma i lacci si sciolsero prima. Subirono, insomma, cinque supplizi, quasi a sottolineare che erano, appunto, in cinque. I sette dormienti, invece, subiscono una sorte diversa e più affascinante. Dapprima si cerca di farli convertire in modo forzato ma loro rifiutano. E a questo punto invece di subire pene e afflizioni, vengono rilasciati. Allora vanno a nascondersi in una grotta. Solo uno di loro, di tanto in tanto, esce per procurare i viveri travestendosi da mendicante. Vengono tuttavia scoperti e murati vivi nella grotta. Tutti si dimenticano di loro e dopo duecento o trecento anni, a seconda della versione, vengono ritrovati nell’antro dove si erano appartati. Invece dei cadaveri li ritrovano vivi: nel frattempo avevano dormito. Teatro di questa vicenda è Efeso e loro diventeranno sette santi venerati sia dalla chiesa cattolica sia dalla chiesa ortodossa.

La loro storia ha interessato poeti e scrittori. Tra questi Borges e Camilleri che utilizzano alcuni riferimenti in loro romanzi. D’altronde l’occasione è piuttosto ghiotta. Io che sono un narratore di storie e quindi un ricercatore di esse devo confessare di esserne colpito e ho un sospetto. Perché, a dirla tutta, qui abbiamo sette dormienti che si risvegliano e, in qualche modo, fanno giustizia di un torto subito. È ovvio che i sette martiri cristiani risolvano la faccenda nella resurrezione e nel loro essere intermediari di Dio. Ma qui siamo di fronte a un archetipo. Mi viene in mente il film western I magnifici sette in cui un pistolero professionista assolda sei compagni per difendere un villaggio. Alcuni di loro moriranno durante un colossale conflitto a fuoco ma giustizia sarà fatta. Questa pellicola, poi, è una sorta di remake de I sette samurai di Akira Kurosawa che nel 1954 girò un film ambientato nel Giappone del XVI secolo. E non sono le sole due storie che mi vengono in mente. Ricordate Sleepers con un Brad Pitt molto giovane, Robert De Niro nei panni di un prete e Vittorio Gassman? La storia parla di quattro ragazzi che da adolescenti subiscono soprusi, violenze e abusi sessuali nel riformatorio dove vengono rinchiusi. Quando escono due di loro si vendicano nei confronti del loro principale aguzzino uccidendolo e gli altri due riescono a mettere sotto processo alcuni secondini che sono costretti, a un certo punto, a confessare gli orrori che avvenivano nel riformatorio.

Dormienti che si risvegliano, dunque, e che fanno il mazzo a chi ha fatto loro del male. Questo è meno cristiano. Ma la trama sottile è la stessa e riguarda qualcosa di più profondo. C’è una scena nel film appena citato in cui il prete è costretto sotto giuramento a fare falsa testimonianza coprendo i due che avevano commesso l’omicidio. A padre Bobby viene richiesta una bugia a fin di bene. E mente giurando sulla Bibbia. È giusto oppure no? Perché qui ora la questione dei dormienti arriva al suo nucleo, al suo centro. Ci aiuta, a questo punto, quel che racconta il Corano a proposito dell’incontro di Mosè con al-Khidr, un misterioso personaggio che condusse il patriarca su una nave. Quel tale, di verde vestito, produce di sua spontanea volontà una falla nello scafo. Mosè allora obietta: «Che fai, così affondiamo!». E quegli risponde: «Porta pazienza Mosè». Poi incontrano un giovane e “il verdeggiante” lo uccide. Mosè sbotta: «Perché hai ucciso a sangue freddo un innocente?». Anche questa volta gli viene detto di portare pazienza. Poi arrivarono nei pressi di una casa ma non vennero ospitati. Infine videro un muro che stava per crollare e al-Khidr lo rimise in piedi e lo raddrizzò. Mose a quel punto disse: «Senti, è un bel po’ che ti vengo appresso. Hai commesso atti orribili. Quella gente ha fatto bene a non ospitarti. Ma il guaio è che a me è venuta fame e almeno avresti potuto chiedere qualcosa in cambio per quel muro che hai messo a posto». L’altro, a quel punto, decise di svelargli tutto: «La nave apparteneva a povera gente che lavorava sul mare. Solo che la voleva un tiranno che l’avrebbe presa con la forza e avrebbe fatto del male a quelle persone. Il giovane aveva padre e madre credenti, ma stava per indurli alla miscredenza. Avranno un altro figlio più puro e degno di affetto. Il muro appartiene a due orfani della città. Alla sua base c’è un tesoro che sarà bene per loro disseppellire in età adulta. Tutto ciò che ho fatto non l’ho fatto di mia iniziativa».

Si può essere più o meno d’accordo sull’interpretazione di ogni singolo fatto. Ma quel che conta qui è come in ogni avvenimento ci sia un disegno. All’inizio il bene è come i sette fratelli: è dormiente, sembra assopito, assente. Quindi avviene quel che definiamo “male”. Nel terzo tempo di ogni storia avviene un riequilibrio, il ritorno all’armonia.

Hai mai sentito parlare di questa leggenda? Ne conosci qualcuna simile? Cosa ne pensi?

Condividi con i tuoi contatti:
Sostieni il blog

Questo è un blog gratuito e senza pubblicità. Come suo autore impiego molto tempo e tante energie per le ricerche degli argomenti, per la loro elaborazione e pubblicazione. Tutto ciò lo sottraggo ad altre attività che mi diano remunerazione. Il mio obiettivo è dare ancora di più ad ogni lettore, più articoli, più guide gratuite, più risorse. Ma posso farlo solo se mi dai una mano. Per favore considera la possibilità di fare una donazione. Grazie!