Le parole fresche e quelle puzzolenti

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Cerco parole aderenti alle cose. Per questo parlo poco, non mi ricordo da quanto. Anni, di sicuro. Preferisco scrivere. Già le parole sono un’astrazione. Quando, poi, si abusa di esse siamo di fronte a cumuli, muri d’immondizia, maleodoranti, nauseabondi. La parola o è fresca o è meglio tacere. Il parlare sia come l’erba dei campi bagnata dalla rugiada del mattino. Altrimenti diventa come i rimasugli dopo il mercato della frutta e della verdura quando fa caldo: il tanfo si sente da lontano. Per questo spesso mi astengo da conversazioni che per lo più sono stantie, pesanti. Stiamo morendo di chiacchiere.

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Dacci oggi il nostro sterile post quotidiano

Passiamo il 90% del tempo sui social a propagandare noi stessi, qualunque minchiata che facciamo. E se non abbiamo niente da fare ci spariamo selfie in qualsiasi posto dove siamo. Ci mostriamo felici, beati, sereni e persino saggi e dispensatori di massime, consigli e frasi illuminate. Perché lo facciamo? Per non essere da meno degli altri. Se, infatti, notiamo che i nostri amici hanno partner bellissimi, case fantastiche, macchine fighe scatta il meccanismo della competizione sociale, spesso frutto dell’invidia, e quindi annunciamo al mondo quanto il nostro pene o le nostre tette siano più grandi e grosse.

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Stiamo morendo di chiacchiere

E giù con lo stesso argomento, non mi ricordo più da quanto. Che poi più ne parli più c’è il rigetto. Quando, invece, bisogna esser seri e lavorare in silenzio. Invece ministri e governi fanno a gara a rilasciare dichiarazioni, di ora in ora. Questo è uno stillicidio quotidiano. Le parole a vanvera aumentano, ci sovrastano: ci sono tonnellate di merda sopra di noi. Ha ragione Alberto Zangrillo a dire:

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La vita armata in paese

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Qui si boccheggia nell’umidità. Sembra di essere in un paese tropicale. Il sudore è perenne, sulla pelle, e non va via nemmeno dopo venti docce. La ventola del pc sta per fondersi pure lei. Il paese è una giungla di cemento a cui aggiungono, ogni giorno, altro cemento. C’è sempre qualche camion betoniera pronto a gettarlo in qualche cantiere. Gli edili con martelli, chiodi, tavole e ferro son sempre pronti a costruire strutture in cui riversarlo. In ragione di un’edilizia pesante, per costruire case pesanti, dove vivere una vita pesante. Nemmeno in questi giorni vacanzieri c’è tregua. Più calcestruzzo per tutti sembra lo slogan di un’unica visione delle costruzioni dentro le quali ogni volta che si immette quella grigia sostanza un architetto da qualche parte nel mondo muore. Come muore il centro storico di Oria, sempre più abbandonato.

Volte a stella? Sì belle, tanta ammirazione ma le coppie giovani, dopo il matrimonio da due milioni di euro in qualche ristorante dove c’è la statua di Padre Pio accanto a quella di Elvis Presley, vogliono vivere nell’appartamento nuovo, dove le porte puzzano ancora di vernice, con il garage, gli infissi con doppi e tripli vetri. Sì belle le volte a stella, ma vuoi mettere lo stucco veneziano e la decorazione finta pietra? E poi con il suv nel centro storico manco ci passi. Vogliono la vita facile, con le case e le macchine pesanti.

Magari in centro ci vanno, in qualche bar in piano però. Niente salite, per carità. Il passeggino lo spingi tu sulle chianche. Quant’è bello sto paese! Da farci selfie e storie. Per carità, belli anche gli angoli che dei volontari hanno tinteggiato e adornato con fiori e oggetti di arredo urbano. Magari ad averci un b&b nel centro o un bar o un ristorante. Però con il parcheggio vicino. Perché senza parcheggio la gente come fa a venire? Ci facciamo venire i turisti. Li ospitiamo. Mettiamo la movida. Ma, per carità, a dormire, a vivere, a crescere i figli andiamo da un’altra parte, con il mutuo della banca, tanto abbiamo due stipendi: quello delle forze armate del marito e quello da maestra di lei. Il cemento diventa solido, armato, indistruttibile, o quasi. Questa è la sicurezza: i pilastri dell’abitazione e il posto fisso. Poi ci si può aggiungere il cane da portare a pisciare la sera, però piccolo, magari piccolissimo, un cane-topo, che mangi poco e che cachi degli stronzettini facili da raccogliere da terra.

Questa è la vita e giù a rigare dritto. Tanto ci sono ferie e malattia, nel caso, pagate. Il pediatra sempre a disposizione per i bambini, la macelleria a pochi isolati, il supermercato dove far bella mostra del suv comprato a rate. Poi magari ogni tanto si va in pizzeria ma bisogna far economia però. O si fa una passeggiata: si gira e si rigira, all’infinito, in macchina, ma piano che la benzina costa tanto. E quando facciamo l’amore, una volta ogni morte di papa per la verità, niente rumori e urli. Ma la villetta non è nuova e costruita con il cemento armato, isolata dalle altre? Sì, ma la cosa strana è che le urla di quando si scopa e si litiga e i bambini strillano, a volte in ordine sparso, si sentono dappertutto. Sono amplificate da questi casermoni nuovi. Non si può avere tutto dalla vita. Qualche sacrificio bisogna farlo. Magari però invece di tenere sempre accese i led della luce in casa si poteva fare qualche finestra più grande. Non lo so, il geometra dice che questo vuole il regolamento.

L’ora del silenzio e della meditazione

Più si parla di un argomento tra tv, giornali, rete e chiacchiere al bar più mi viene di ignorare quell’argomento o di informarmi su di esso e poi tacere. Sono fatto così. Chiamatemi snob se volete. Quando vedo che il tasso di parole più o meno a vanvera su una questione aumenta me ne tengo fuori. Intendiamoci, a volte le discussioni possono essere costruttive e utili. Ma nella maggioranza dei casi vedo persone di ogni preparazione culturale ed estrazione sociale parlare sopra gli altri, ovunque, dai dibattiti televisivi, agli scambi di battute davanti a un caffé. Perché, come al solito, i più parlano per difendere a priori i loro punti di vista, senza ascoltare gli altri e senza aver sufficienti informazioni in proposito.

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Solo l’erotismo ci salverà. Magari non sempre auto.

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Niente di nuovo sul fronte occidentale, ragazzi. O forse sì. Qui si parla sempre di lui dal Febbraio 2019 a questa parte. E ci si scontra tra chi difende i vaccini e chi li critica. Salvini si è riscoperto paciere. Si fa riferimento a una nuova ondata e Israele ha introdotto il terzo vaccino, primo paese al mondo a farlo. Infine in tanti iniziano a parlare di endemia. Pare che la pandemia finirà nel 2022. Per il resto poca roba o niente. Si parla di olimpiadi, di un terremoto in Alaska che non se l’è cagato nessuno, del G20 della cultura che ancora devo capire che cazzo è. Fine delle trasmissioni fino a un nuovo tormentone di cui parlare nei bar e nei social. Intanto c’è chi lavora sotto il sole a 40 gradi al sud, chi si gratta le palle, chi va dietro le gonnelle e un paio di assessori leghisti che sparano. Per forza, Salvini li ha mandati in confusione!

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Teatrali, melodrammatici, scugnizzi: italiani

Monta la preoccupazione negli ambienti calcistici inglesi di ritrovarsi in finale con l’Italia. Non temono solo il gioco e i goal che potrebbero sverginare la loro difesa finora immacolata durante gli europei in corso. Sono preoccupati per le sceneggiate di Ciro Immobile. Gary Lineker ha avuto da ridire e da ridere proprio su di lui.

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