Santa Maria del Casale, tra leggende ed ex voto

Facciata della Chiesa di Santa Maria del Casale a Brindisi.

Santa Maria del Casale di Brindisi è una chiesa in un non-luogo, con accanto i depositi della seconda guerra mondiale dell’aeroporto militare, separati dal filo spinato, un po’ più in là le sagome degli aerei di linea e gli hangar, le auto di chi approfitta del piazzale per parcheggiare ed evitare le tariffe dell’aeroporto civile e poi via Maestri del Lavoro d’Italia, un’anonima via non solo nel nome ma anche nelle sporadiche abitazioni. Trovi l’edificio procedendo dal centro sulla via per San Vito dei Normanni e poi dopo la caserma dei pompieri imbocchi per il Casale che è un po’ quel quartiere giardino, almeno nelle apparenze, che si può vedere passeggiando sul porto di Brindisi da dove si vede, ai piedi della scalinata delle colonne terminali della via Appia, il monumento al marinaio che spesso è la cartolina della città. Ma davanti all’edificio medievale non sembra di essere in un giardino. Questo ho pensato durante la mia prima visita ad esso ieri, 28 settembre 2021. Siamo in un posto isolato, con vetri rotti per terra di qualche parabrezza sfondato dai ladri. Qui se un giardino c’è è quello all’interno del chiostro, al quale si accede dalla sagrestia, peraltro chiuso sulla strada da un più che necessario cancello.

Continua a leggere

Coincidenze e illusione di frequenza

Siamo un po’ tutti come Cristoforo Colombo, dei cacciaballe, come lo definiva Dario Fo. Franco Cardini, grande storico, di recente gli ha dato ragione in una pubblicazione per Il Corriere della Sera. Il fatto è che come l’ammiraglio tendiamo a raccontarla a noi stessi e agli altri, alla faccia della lucidità. Ma quel che è più grave è che tendiamo a dare maggior spessore ai fatti che confermano le nostre tesi e a ignorare i segni contrari. Almeno, parlo per esperienza personale.

Continua a leggere

L’11 settembre e la nuova guerra fredda

Da giorni su riviste, quotidiani, programmi tv si parla dell’11 settembre e più che mai quest’anno per due motivi: siamo al ventennale ed è terminata la guerra iniziata dagli USA contro i Talebani in Afghanistan in un modo inaspettato e che ha lasciato perplessi, se non sotto shock, tutti. Mentre scrivo un po’ tutto il mondo dell’informazione si occupa con firme più o meno autorevoli, testimonianze e quant’altro sia dell’attentato di quel giorno sia del conflitto che ne conseguì. Quella data può essere consegnata alla storia perché segnò una svolta come era accaduto con il crollo del muro di Berlino il 9 Novembre 1989.

Continua a leggere

La speranza dell’Afghanistan

Quel che sta accadendo in Afghanistan ci riguarda tutti, nessuno escluso, e molto da vicino. Siamo in un mondo sempre più interconnesso dove ciò che avviene da qualche parte nel mondo ha riflessi in varie zone, persino distanti. Infatti ora ci prepariamo ad accogliere i profughi che da quel paese arriveranno in Europa. E questo potrebbe essere solo l’inizio di una serie di scosse di terremoto che l’abbandono repentino da parte degli USA ha scatenato. È probabile che ritorni il terrorismo internazionale, per fare un altro esempio.

Continua a leggere

Baudolino e il tramonto del Medioevo

Ci sono tre romanzi in uno in Baudolino di Umberto Eco, che ho appena finito di leggere. Vediamoli in sintesi uno per uno:

  1. Il romanzo picaresco, o d’iniziazione, di un tredicenne di umili origini della Fraschetta, nella bassa pianura padana vicino ad Alessandria, che viene adottato dall’imperatore Federico Barbarossa;
  2. Il romanzo storico di un giovane, sempre Baudolino, in cui Federico nutre grande fiducia e dal quale si fa supportare in diverse imprese e nell’opera fondamentale di legittimazione di fronte alle minacce del papato anch’esso alla ricerca della supremazia;
  3. Il romanzo fantastico di un uomo che dopo la morte del Barbarossa va alla ricerca del Prete Gianni e s’imbatte in terre in cui abitano creature dei bestiari medievali come gli sciapodi, i blemmi, gli uccelli di Roq e altri.
Continua a leggere

Il mondo è allo sbando

Cosa sta succedendo al mondo, agli esseri umani da almeno venti anni a questa parte? Ci sono eventi che non hanno una spiegazione logica. C’è in atto un aumento netto delle temperature in tutto il mondo e aldilà di proclami e promesse solenni nulla si sta facendo per uscire dall’effetto serra. È in corso una pandemia che ha mietuto così tante vittime ad ogni latitudine e non c’è collaborazione internazionale sui vaccini e sulle altre misure per contrastarla. In Afghanistan ci sono stati tanti caduti e si sono spesi tanti soldi per poi riconsegnare il paese a coloro che si combattevano, i Talebani.

Continua a leggere

La fiaccola e la svastica in epoca messapica

Ogni età ha le sue insegne, i suoi loghi, i suoi simboli. Uno dei più diffusi di sempre è, per esempio, la croce cristiana. Oppure pensiamo alla mela di Apple. Oppure ancora all’ebraica stella a sei punte. Nel post del 14 agosto mi sono soffermato un po’ su alcuni stemmi cavallereschi del XIV secolo. Oggi voglio andare ancora più indietro nel tempo, fino all’era messapica, dal VI al III secolo a. C.

Continua a leggere

Brindisi, Boccaccio e la Sindone

Che cosa lega la città di Brindisi, in Puglia, con Giovanni Boccaccio, scrittore e poeta autore del Decameron, e con la Sindone di Torino, il lenzuolo di lino che secondo la tradizione avrebbe avvolto Gesù dopo la sepoltura e che ne conserverebbe l’effige? Questo non è un quiz estivo, come tanti, e il legame è profondo, pieno di scoperte e che ci può portare nel cuore di una storia avvincente, quanto quasi ignota. È una di quelle vicende sulle quali non solo passa l’oblio del tempo ma che certe mani provano a cancellare ma che tuttavia emergono grazie a tracce molto piccole, quasi micro. A ben guardarle, però, si scopre che c’è un mondo a proposito di esse.

Continua a leggere

Narrare il Medioevo

In estate molti comuni del Belpaese amano attrarre e intrattenere turisti attraverso delle manifestazioni che ricordano il Medioevo ed alcuni personaggi di quel periodo storico. In questo tipo di eventi conoscono, di volta in volta, nuove location e nuovi format più o meno originali. Dal Palio di Siena in poi, insomma, sembra esserci una riscoperta di un’età che una volta era considerata buia a causa di saccheggi, guerre, incertezza politica, fazioni e un generale regresso dell’economia, delle arti e delle scienze. La storiografia ha per fortuna ribaltato questo giudizio ingeneroso verso una stagione storica foriera, invece, di studi, di conquiste importanti in ogni campo, di avvenimenti personaggi che oggi, giustamente, ricordiamo. Basti pensare, ad esempio a quel che avveniva nelle biblioteche dei monasteri, su cui si basa il romanzo storico Il Nome della Rosa di Umberto Eco. Per altri versi il Medioevo ci ha dato Dante Alighieri, Francesco D’Assisi, Carlo Magno, San Tommaso e tanti altri. Perciò si assiste ad un fiorire di celebrazioni, presentazioni di libri, giostre medievali, spettacoli, ecc. E qualche volta si cade in una categoria che sarebbe meglio evitare: mi riferisco ad avvenimenti che hanno il sapore, il colore che vorrebbe ricordare il periodo di cui stiamo parlando ma che si risolvono, invece, in carnevalate di cattivo gusto.

Continua a leggere

Nel nome di Oria

Ogni città ha il suo doppio. Ciascuna cresce in terra ma anche nel nome. Solo che della prima, mancando le parole, non ne puoi parlare. Ti resta solo la possibilità di raccontare l’altra. Ci riflette su Italo Calvino ne Le città invisibili. E grazie a lui allora diciamo che la città è il suo nome o, meglio, la sua serie di nomi, un po’ come le stratificazioni attraverso le quali un centro urbano cresce. Una volta fissate le mura si crede che una città resterà in eterno quella. Ma con il passare delle generazioni mura e strade, un tempo lontane dalle case, vengono inglobate. E cambia quindi la linea della città, che oggi gli urbanisti chiamano Skyline, il suo volto ma anche il modo in cui il suo nome risuona, la sua pronuncia che segue le evoluzioni linguistiche che i glottologi studiano. E chi viene a Oria, in provincia di Brindisi, si accorge di come questi nomi di continuo siano evocati, ripetuti, scritti e tramandati. Basta, per esempio, arrivarci ad agosto durante la rievocazione storica legata a Federico II per sentir pronunciare il nome della città come Orea. Pensi che sia il femminile di una nota marca di biscotti, salvo l’accento sula prima o, ma scopri che invece ha a che fare con il Medioevo: qui lo respiri, lo tocchi, ne vedi i segni soprattutto nelle stradine del Quartiere Ebraico e nelle torri del Castello Normanno-Svevo che domina la città. Gli Ebrei che intorno all’anno Mille avevano qui uno dei centri più importanti del mondo allora conosciuto chiamarono Or-Jàh la città. I Longobardi ne fecero la roccaforte più avanzata nel Salento, tanto che vicino ad essa sorgeva il Limitone dei Greci, un ipotetico muro di difesa bizantino nel tentativo di arginare la loro espansione.

Continua a leggere