Elisabetta II d’Inghilterra e la fine del Novecento

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Ci sono personaggi storici che hanno attraversato gran parte del Novecento come Fidel Castro, Papa Giovanni Paolo II, Mikhail Gorbaciov, la regina Elisabetta II d’Inghilterra morta ieri, 8 settembre 2022. Quest’ultima è venuta a mancare in un momento significativo visto che tra gli storici si dibatte sulla fine del Novecento. Quando è finito, se è terminato, il cosiddetto “secolo breve”? Per alcuni con la caduta del muro di Berlino nel 1989, per altri con l’11 settembre 2001. Per altri non è ancora detta la parola fine. Se, infatti, si può essere più o meno concordi che sia iniziato con la prima guerra di massa, quella del 1915-1918, è più difficile individuarne la conclusione. Di certo la scomparsa dell’ex presidente dell’URSS e della sovrana inglese ci fanno pensare al secolo in oggetto come qualcosa da cominciare ad archiviare, perché poi gli storici possano periodizzarlo e studiarlo a dovere.

Del resto una qualsiasi data scelta può essere più o meno arbitraria e come tale contestabile. Ma le categorie storiche, le etichette, ci servono a individuare e mettere insieme fenomeni, eventi, tendenze, ecc. E da tempo con gli storici delle Annales si è abbandonata la “storia evenemenziale” cioè cronachistica e legata a battaglie, guerre, sovrani, ecc. per privilegiare un approccio più ampio con la storia delle mentalità, basata sulla lunga durata, che prende in considerazione aspetti geopolitici, psicologici, morfologici di territori e popolazioni. In essa le date finiscono con lo stemperarsi e perdere la loro posizione di spartiacque. Ma non è detto. L’individuo e il momento sembrerebbero perdere la loro importanza. Invece con la Rivoluzione Francese, ad esempio, non si può fare a meno di riconoscere che ci sono passaggi con i quali, d’un tratto, gli eventi precipitano, si manifestano.

Elizabeth Alexandra Mary, i cui funerali si terranno tra dieci giorni, se non nella storia politica, visto il relativo potere della monarchia, è entrata nella storia del costume, della cultura, persino dell’arte. È una figura iconica che, per esempio, non è sfuggita a Andy Wharol, a Bansky e ad altri artisti. Con le sue idee, più o meno conservatrici, ha in pratica svolto un potere per settant’anni che oggi si definisce di moral suasion non solo sui suoi sudditi ma anche su capi di stato, governi, di tutto il mondo. E la gente del Regno Unito e di altri stati già con il recente giubileo e ora con la sua scomparsa sta raccontando il rapporto tra individuo e società di massa al centro di studi sociologici e non solo. In casi estremi esso si manifesta nel culto della personalità di capi di stato e dittatori come Hitler, Mussolini, Stalin.

In altri si trasforma in quel divismo di cui fu protagonista per esempio l’attore diventato presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan. Possiamo pensare al XX° secolo come ad una fabbrica molto più estesa ed avanzata di quella del Re Sole, Luigi XIV: un’industria del consenso popolare nella quale hanno avuto grande importanza prima i media mainstream ed ora la rete con il web e i social. In tale impresa la regina ha dovuto trasformarsi un un brand per il necessario merchandising con il quale finanziare le sue attività.

Con lei siamo dunque alla fine del Novecento con il mondo diviso in due blocchi: quello occidentale sotto l’influenza degli Stati Uniti e quello orientale capeggiato dalla Cina. La Russia sta cercando di ergersi a potenza mondiale ma resta in una dimensione regionale. E Putin più di tutti sta cercando di alimentare il culto del capo al quale fa da contraltare Zelens’kyj con tutt’altro stile. Ma siamo a quella guerra d’immagine o, meglio, semiotica di cui fecero ampio uso per esempio le Brigate Rosse che rapirono ed uccisero Aldo Moro. Con Elisabetta II termina quel che resta del Commonwealth, in quanto si ritiene che Australia e Canada si ritireranno. Con la Brexit, poi, l’Inghilterra è tornata al suo carattere di distinzione rispetto al continente al quale pure appartiene come l’Europa, sempre più appendice degli USA e ora possibile terreno di conquista, se non militare, geopolitico dei cinesi. Siamo in una nuova era.

Questo articolo è stato scritto anche grazie al contributo economico di Cesare Settimio. Per piacere considera anche tu la possibilità di ulteriori ricerche e approfondimenti. Leggi l’avviso che segue in proposito. Grazie!

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