Domande sulla forza delle immagini

Ieri sera vedevo dei buoni cortometraggi a Vicoli Corti, ben fatti, da ogni punto di vista: sceneggiatura, regia, fotografia, ecc. Si vedeva che c’erano registi esperti, buoni direttori della fotografia, scenografi in gamba, ecc. Stavo per andare via dopo aver visto le prime due proiezioni della serata quando piombano le immagini del documentario in programma Due scatole dimenticate, una produzione del 2020 con la regia di Cecilia Mangini e Paolo Pisanelli. La mia intenzione di alzarmi dalla sedia viene subito stoppata e il tempo vola in quei cinquantotto minuti di film che all’inizio mi avevano un po’ spaventato. Ho pensato che per un lavoro del genere erano troppi e che mi sarei annoiato. Invece altro che noia!

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Quando ti chiedono: com’è andato lo spettacolo?

Quando fai uno spettacolo ci sono quelli che vengono a vederti e quelli che ti chiedono «Com’è andata?». E noto che questi sono in netta maggioranza. Ma che te devo racconta’, se ci tieni vieni, guardati lo spettacolo la prossima volta e non rompere i coglioni! Per cui non ritengo questa domanda del tutto sincera. Non è che a questi soggetti importi davvero di te e del tuo show. In realtà sono interessati a se stessi e al loro tentativo di piacere a tutti o almeno a quante più persone possibili. E tu sei un numerino, uno dei tanti. Te ne accorgi anche perché non aspettano manco la risposta. Fanno solo domande: «E tua moglie come sta?». Cazzo ne so vorresti rispondere, so tre anni quasi che sono separato ma non fai in tempo perché esce già la terza domanda: «Il cane lo porti a pisciare la sera?». E tu: gli unici cani che ho sono gli undicimila peluche che mi’ moje m’ha lasciato in casa e che non ho ancora buttato perché fanno volume, dovrò sbarazzarmene a gruppetti.

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