Per avere successo devi smettere di pensare

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Tante volte ricevo richieste da ragazzi, spesso neolaureati, che vorrebbero intraprendere  attività artistiche o relative ai contenuti on-line: i due campi di cui mi occupo, di cui sono esperto. In genere mi viene chiesto: «Vorrei fare l’attore» oppure: «Vorrei fare l’artista» più in generale. Altri mi chiedono: «Vorrei scrivere per qualcuno, come fai tu». 

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Come iniziare ad avere successo

Foto di Brett Jordan da Pexels.

Di fronte al successo ci sono due atteggiamenti: da una parte chi lo desidera e cerca di averlo e dall’altra chi la rifiuta, persino, questa parola. È chiaro che i primi hanno delle possibilità mentre i secondi vivono una vita in cui, quasi di sicuro, non raggiungono grandi obiettivi. Di solito si guarda a grandi personaggi come Bill Gates, Elon Musk oppure a grandi attori come Robert De Niro, Al Pacino, oppure ancora a grandi sportivi come Valentino Rossi ed altri come persone che hanno ricevuto in dono un destino di successo. Si pensa che abbiano una grande fortuna e che le loro capacità siano innate e quindi irraggiungibili dai più. Chi si avvicina alla programmazione neuro-linguistica o chi, in modo più semplice, ascolta qualche coach sente parlare del cosiddetto “modeling”, cioè del comportarsi secondo un modello.

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La trappola del talento

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Photo by Khoa Võ on Pexels.com

Quando ti dicono che per fare l’attore, lo scrittore, l’artista in generale ci vuole prima di tutto talento ti stanno dicendo la più grande fandonia della storia. Ogni tanto sento ripetere questa litania senza senso e inorridisco. Ripenso a quando ero bambino io e me la recitavano. Il bello è che per alcuni avevo talento e per altri no. Per fortuna io ero e sono sicuro di me stesso e mai ho basato le mie decisioni sui giudizi altrui che mi sminuivano. Spesso chi usa l’affermazione di cui stiamo parlando in realtà è un artista bloccato o mancato, che a un certo punto si è fermato per una qualche ragione ed ha una grande insicurezza che riversa sugli altri dispensando dal suo piedistallo patenti di talento o negandole.

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A morte il fallimento! Lunga vita al fallimento!

E se sabato 11 avessimo perso? Sarebbe stato un fallimento, come lo è stato per gli Inglesi. Ma prima delle trentaquattro vittorie di Mancini anche noi abbiamo vissuto un fallimento peggiore: la mancata qualificazione di mondiali di calcio. Quella débâcle forse ci ha fatto bene. Perché è da lì che è iniziato un nuovo corso, come quasi di sicuro avverrà per i giocatori oltremanica. Il successo rischia di esaltarti e appannarti la vista. La sconfitta ti aguzza l’ingegno. Lo dice anche il Tao:

Favore e disgrazia creano entrambi problemi.

Il favore ti esalta, la disgrazia ti deprime.

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Surfare nella tempesta

silhouette of unrecognizable surfer on board
Photo by Kammeran Gonzalez-Keola on Pexels.com

Leonardo Fioravanti, il surfista italiano più forte della storia, rappresenterà i colori italiani alle olimpiadi di Tokyo. La notizia è di qualche giorno fa. Io non so nulla di surf. Non mi ha mai appassionato questo sport. Ma stamattina mentre segnalavo la notizia a mio cugino Fabio, surfista anche lui che mi ha edotto su Fioravanti, ho pensato: «Un surfista va al mare o sull’oceano quando le condizioni sono proibitive, quando d’è tempesta e gli altri, invece, si rintanano». Una giornata di sole e bonaccia per lui è una disdetta. E mi sono anche detto: «Ma quando mai noi, non surfisti, facciamo qualcosa nel bel mezzo della tempesta?». E non parlo di quelle atmosferiche. Di solito quando succede un casino pensiamo a “lasciar passare la tempesta”, far calmare le acque, ecc. E se, al contrario, fosse proprio quello il momento in cui agire?

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