La trappola del talento

crop ballerina silhouette dancing on floor with shadow
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Quando ti dicono che per fare l’attore, lo scrittore, l’artista in generale ci vuole prima di tutto talento ti stanno dicendo la più grande fandonia della storia. Ogni tanto sento ripetere questa litania senza senso e inorridisco. Ripenso a quando ero bambino io e me la recitavano. Il bello è che per alcuni avevo talento e per altri no. Per fortuna io ero e sono sicuro di me stesso e mai ho basato le mie decisioni sui giudizi altrui che mi sminuivano. Spesso chi usa l’affermazione di cui stiamo parlando in realtà è un artista bloccato o mancato, che a un certo punto si è fermato per una qualche ragione ed ha una grande insicurezza che riversa sugli altri dispensando dal suo piedistallo patenti di talento o negandole.

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A morte il fallimento! Lunga vita al fallimento!

E se sabato 11 avessimo perso? Sarebbe stato un fallimento, come lo è stato per gli Inglesi. Ma prima delle trentaquattro vittorie di Mancini anche noi abbiamo vissuto un fallimento peggiore: la mancata qualificazione di mondiali di calcio. Quella débâcle forse ci ha fatto bene. Perché è da lì che è iniziato un nuovo corso, come quasi di sicuro avverrà per i giocatori oltremanica. Il successo rischia di esaltarti e appannarti la vista. La sconfitta ti aguzza l’ingegno. Lo dice anche il Tao:

Favore e disgrazia creano entrambi problemi.

Il favore ti esalta, la disgrazia ti deprime.

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Surfare nella tempesta

silhouette of unrecognizable surfer on board
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Leonardo Fioravanti, il surfista italiano più forte della storia, rappresenterà i colori italiani alle olimpiadi di Tokyo. La notizia è di qualche giorno fa. Io non so nulla di surf. Non mi ha mai appassionato questo sport. Ma stamattina mentre segnalavo la notizia a mio cugino Fabio, surfista anche lui che mi ha edotto su Fioravanti, ho pensato: «Un surfista va al mare o sull’oceano quando le condizioni sono proibitive, quando d’è tempesta e gli altri, invece, si rintanano». Una giornata di sole e bonaccia per lui è una disdetta. E mi sono anche detto: «Ma quando mai noi, non surfisti, facciamo qualcosa nel bel mezzo della tempesta?». E non parlo di quelle atmosferiche. Di solito quando succede un casino pensiamo a “lasciar passare la tempesta”, far calmare le acque, ecc. E se, al contrario, fosse proprio quello il momento in cui agire?

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