Tutto va come deve andare

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Qualunque passato tu abbia avuto è alle tue spalle, è svanito. Tu vivi nel presente e pensi a crearti il futuro che vuoi, che più desideri.

I giudizi tuoi o altrui su te stesso o sul prossimo sono assenti dalla tua mente perché sei certo del tuo valore.

Sai bene che tutto va come deve andare. Sei diretto verso la tua meta e se incontri ostacoli questi servono a temprarti e a farti diventare più abile nel raggiungere i tuoi obiettivi.

Il tuo ultimo post

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Ad ogni giorno la sua pena c’è scritto nel Vangelo di Matteo. Per ciascun giorno il suo argomento, il suo tema, il suo post più o meno inutile dico io. L’importante è che scrivi o dici qualcosa in un video o in un podcast ogni dì, o quasi. È vero che è buona regola postare tutti quanti un po’ meno e farsi vivi solo quando si ha qualcosa da dire ma la nostra mente è in pratica infinita e stimolandola nel modo giusto tira fuori comunque qualcosa d’interessante ogni volta che glielo chiediamo.

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Non capisco più niente e nessuno

È tutta l’estate che scorro qualsiasi cosa: TikTok, Facebook, Twitter, Instagram, i feed delle news e chi più ne ha più ne metta. Trovo di tutto, davvero uno spaccato di umanità che io, almeno, non capisco: non ho i mezzi per capire i post, le storie, gli stati che vengono pubblicati. Non riesco a capirne più il senso, ammesso che ce ne sia mai stato uno. Io spero che qualcuno si renda conto che occorre iniziare a postare tutti un po’ meno, ma credo che, invece, sarà sempre peggio. Per fortuna ogni tanto smetto ed esco ma è un delirio: non capisco la gente che scorazza nei suv, che compra carne e pesce a tonnellate ogni giorno, alla faccia del global warming, che gioca al superenalotto.

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Stiamo morendo di chiacchiere

E giù con lo stesso argomento, non mi ricordo più da quanto. Che poi più ne parli più c’è il rigetto. Quando, invece, bisogna esser seri e lavorare in silenzio. Invece ministri e governi fanno a gara a rilasciare dichiarazioni, di ora in ora. Questo è uno stillicidio quotidiano. Le parole a vanvera aumentano, ci sovrastano: ci sono tonnellate di merda sopra di noi. Ha ragione Alberto Zangrillo a dire:

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La vita armata in paese

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Qui si boccheggia nell’umidità. Sembra di essere in un paese tropicale. Il sudore è perenne, sulla pelle, e non va via nemmeno dopo venti docce. La ventola del pc sta per fondersi pure lei. Il paese è una giungla di cemento a cui aggiungono, ogni giorno, altro cemento. C’è sempre qualche camion betoniera pronto a gettarlo in qualche cantiere. Gli edili con martelli, chiodi, tavole e ferro son sempre pronti a costruire strutture in cui riversarlo. In ragione di un’edilizia pesante, per costruire case pesanti, dove vivere una vita pesante. Nemmeno in questi giorni vacanzieri c’è tregua. Più calcestruzzo per tutti sembra lo slogan di un’unica visione delle costruzioni dentro le quali ogni volta che si immette quella grigia sostanza un architetto da qualche parte nel mondo muore. Come muore il centro storico di Oria, sempre più abbandonato.

Volte a stella? Sì belle, tanta ammirazione ma le coppie giovani, dopo il matrimonio da due milioni di euro in qualche ristorante dove c’è la statua di Padre Pio accanto a quella di Elvis Presley, vogliono vivere nell’appartamento nuovo, dove le porte puzzano ancora di vernice, con il garage, gli infissi con doppi e tripli vetri. Sì belle le volte a stella, ma vuoi mettere lo stucco veneziano e la decorazione finta pietra? E poi con il suv nel centro storico manco ci passi. Vogliono la vita facile, con le case e le macchine pesanti.

Magari in centro ci vanno, in qualche bar in piano però. Niente salite, per carità. Il passeggino lo spingi tu sulle chianche. Quant’è bello sto paese! Da farci selfie e storie. Per carità, belli anche gli angoli che dei volontari hanno tinteggiato e adornato con fiori e oggetti di arredo urbano. Magari ad averci un b&b nel centro o un bar o un ristorante. Però con il parcheggio vicino. Perché senza parcheggio la gente come fa a venire? Ci facciamo venire i turisti. Li ospitiamo. Mettiamo la movida. Ma, per carità, a dormire, a vivere, a crescere i figli andiamo da un’altra parte, con il mutuo della banca, tanto abbiamo due stipendi: quello delle forze armate del marito e quello da maestra di lei. Il cemento diventa solido, armato, indistruttibile, o quasi. Questa è la sicurezza: i pilastri dell’abitazione e il posto fisso. Poi ci si può aggiungere il cane da portare a pisciare la sera, però piccolo, magari piccolissimo, un cane-topo, che mangi poco e che cachi degli stronzettini facili da raccogliere da terra.

Questa è la vita e giù a rigare dritto. Tanto ci sono ferie e malattia, nel caso, pagate. Il pediatra sempre a disposizione per i bambini, la macelleria a pochi isolati, il supermercato dove far bella mostra del suv comprato a rate. Poi magari ogni tanto si va in pizzeria ma bisogna far economia però. O si fa una passeggiata: si gira e si rigira, all’infinito, in macchina, ma piano che la benzina costa tanto. E quando facciamo l’amore, una volta ogni morte di papa per la verità, niente rumori e urli. Ma la villetta non è nuova e costruita con il cemento armato, isolata dalle altre? Sì, ma la cosa strana è che le urla di quando si scopa e si litiga e i bambini strillano, a volte in ordine sparso, si sentono dappertutto. Sono amplificate da questi casermoni nuovi. Non si può avere tutto dalla vita. Qualche sacrificio bisogna farlo. Magari però invece di tenere sempre accese i led della luce in casa si poteva fare qualche finestra più grande. Non lo so, il geometra dice che questo vuole il regolamento.

L’azzurra estate in paese

Domenica d’agosto in paese, in periferia. Tutto tace tranne la ventola a tutta forza del ventilatore che mi sta rosolando con aria calda e umida. Sotto le mie mani sento il ticchettio di una tastiera nera comprata dai cinesi, tanto grande quanto dura: su ogni tasto ci vuole una pressione di chili e chili perché vada giù. E a volta occorre pigiare più volte un tasto perché funzioni. Così faccio ginnastica per le mani. Sono solo in casa. Lo so che stai pensando: perché non vado al 🌊 mare come tutti, o quasi. C’è già stata per me una stagione, da bambino, in cui m’incantavo a vedere la distesa azzurra già da lontano. Ora sono una creatura che intanto non ama il caldo. Semmai me ne andrei in ⛰ montagna. E prima o poi lo farò. Credo che le cime delle alpi ma anche degli appennini abbiano molto da raccontarmi.

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Solo l’erotismo ci salverà. Magari non sempre auto.

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Niente di nuovo sul fronte occidentale, ragazzi. O forse sì. Qui si parla sempre di lui dal Febbraio 2019 a questa parte. E ci si scontra tra chi difende i vaccini e chi li critica. Salvini si è riscoperto paciere. Si fa riferimento a una nuova ondata e Israele ha introdotto il terzo vaccino, primo paese al mondo a farlo. Infine in tanti iniziano a parlare di endemia. Pare che la pandemia finirà nel 2022. Per il resto poca roba o niente. Si parla di olimpiadi, di un terremoto in Alaska che non se l’è cagato nessuno, del G20 della cultura che ancora devo capire che cazzo è. Fine delle trasmissioni fino a un nuovo tormentone di cui parlare nei bar e nei social. Intanto c’è chi lavora sotto il sole a 40 gradi al sud, chi si gratta le palle, chi va dietro le gonnelle e un paio di assessori leghisti che sparano. Per forza, Salvini li ha mandati in confusione!

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Snobismo, solitudine e ricerca dei simili

Fuori dal mondo. Da un’altra parte proprio. Lontano lontano. Così mi sento in questo periodo. O, almeno, dal mondo così come ce lo raccontano televisioni e giornali. E come finisce per essere perché tanti pappagalli ripetono notizie e opinioni sentite da qualcun altro. È una strana sensazione di sospensione perché c’è come un vuoto attorno a me nel quale il battage dei media mi giunge solo come lontani echi. È come essere in montagna, a una certa quota. L’aria è pure più rarefatta e più pura. È bello anche se c’è della noia ogni tanto. Qui scopri che non hai bisogno di essere sempre aggiornato, che non ti serve sapere a quanto è la curva dei contagi, che cosa ha fatto quel tizio o quell’altro, se è andato o meno in una trasmissione o in un’altra o se gli uccelli li vede volare in alto o molto più in basso.

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Cerco un manuale per capire gli ammiccamenti delle donne

Battiato per tutta la vita ha cercato un centro di gravità permanente. Gli ebrei hanno cercato per quaranta anni la terra promessa. Io cerco un manuale per capire gli ammiccamenti delle donne. Perché ogni volta credo di averci capito qualcosa e invece mi ritrovo come un analfabeta decerebrato che cerca di capire cosa c’è scritto sulla stele di rosetta. Chiariamo che Rosetta non è una che sto cercando di portarmi a letto e che la stele non c’entra niente con Lino Banfi e che non è un oggetto misterioso ma un’antica iscrizione. Ammesso che gli occhiolini, le smorfie, le linguacce qualcosa vogliano dire. Perché qui ho l’impressione che siano espressioni buttate lì, a caso. O forse no.

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Le grandi palle della vita

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Ma se gonfi un chewing gum come un pallone poi ti trascina in cielo? Se riesci a metterci tutta l’aria che puoi diventa grande? Se ti spolmoni e lo riempi fin dove arriva? Son domande che da ragazzino mi son fatto tante volte quando facevo i miei esperimenti con le Big Babol. Volevo creare una mini-mongolfiera che mi portasse su su su. Ma i risultati arrivavano fino a qualche centimetro e poi c’era l’inevitabile botto. Io intanto ci riprovavo di nuovo. Altro tentativo che facevo era con i palloncini di gomma che, essendo più grandi, in teoria dovevano essere adatti all’uso che intendevo farne. Anche qui c’erano scoppi, un po’ più fragorosi e gomma che mi restava inerte tra le mani. Una volta ci provai anche con il pneumatico di un motorino. Lo gonfiai con il manicotto dell’aria sulla stazione di servizio gestita dai miei. Il tipo continuava a ripetermi basta così, ma io volevo farlo volare quel trabiccolo e quindi davo sempre più aria fino a quando anche quella gomma esplose. Così terminarono i miei esperimenti con le sfere di materiale inerte.

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