L’11 settembre e la nuova guerra fredda

Da giorni su riviste, quotidiani, programmi tv si parla dell’11 settembre e più che mai quest’anno per due motivi: siamo al ventennale ed è terminata la guerra iniziata dagli USA contro i Talebani in Afghanistan in un modo inaspettato e che ha lasciato perplessi, se non sotto shock, tutti. Mentre scrivo un po’ tutto il mondo dell’informazione si occupa con firme più o meno autorevoli, testimonianze e quant’altro sia dell’attentato di quel giorno sia del conflitto che ne conseguì. Quella data può essere consegnata alla storia perché segnò una svolta come era accaduto con il crollo del muro di Berlino il 9 Novembre 1989.

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Stiamo morendo di chiacchiere

E giù con lo stesso argomento, non mi ricordo più da quanto. Che poi più ne parli più c’è il rigetto. Quando, invece, bisogna esser seri e lavorare in silenzio. Invece ministri e governi fanno a gara a rilasciare dichiarazioni, di ora in ora. Questo è uno stillicidio quotidiano. Le parole a vanvera aumentano, ci sovrastano: ci sono tonnellate di merda sopra di noi. Ha ragione Alberto Zangrillo a dire:

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