Morte e rinascita del pensiero

Consulto tantissime fonti ogni mattina di diverso tipo e leggo parecchio. Ma, paradossalmente, più leggo e meno trovo argomenti che mi interessano e che posso proporre nel blog. Per carità, in alcuni giorni, arriva una folgorazione e salta fuori qualcosa che mi entusiasma e che pubblico quasi di getto. In molti altri si fa fatica, occorre inventare, bisogna far ricorso a idee da trovare facendo più di uno sforzo. In generale il mondo straborda di news, molte delle quali fake, di tweet, la maggior parte dei quali sfoghi e insulti, di messaggi di stato su Facebook di ogni genere, di video e immagini su Instagram e Twitter, di podcast. L’attenzione è estremamente frammentata tanto da indurti in catalessi proprio, al sonno 😴, al rincoglionimento.

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Il tuo ultimo post

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Photo by Marek Piwnicki on Pexels.com

Ad ogni giorno la sua pena c’è scritto nel Vangelo di Matteo. Per ciascun giorno il suo argomento, il suo tema, il suo post più o meno inutile dico io. L’importante è che scrivi o dici qualcosa in un video o in un podcast ogni dì, o quasi. È vero che è buona regola postare tutti quanti un po’ meno e farsi vivi solo quando si ha qualcosa da dire ma la nostra mente è in pratica infinita e stimolandola nel modo giusto tira fuori comunque qualcosa d’interessante ogni volta che glielo chiediamo.

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Dacci oggi il nostro sterile post quotidiano

Passiamo il 90% del tempo sui social a propagandare noi stessi, qualunque minchiata che facciamo. E se non abbiamo niente da fare ci spariamo selfie in qualsiasi posto dove siamo. Ci mostriamo felici, beati, sereni e persino saggi e dispensatori di massime, consigli e frasi illuminate. Perché lo facciamo? Per non essere da meno degli altri. Se, infatti, notiamo che i nostri amici hanno partner bellissimi, case fantastiche, macchine fighe scatta il meccanismo della competizione sociale, spesso frutto dell’invidia, e quindi annunciamo al mondo quanto il nostro pene o le nostre tette siano più grandi e grosse.

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Non capisco più niente e nessuno

È tutta l’estate che scorro qualsiasi cosa: TikTok, Facebook, Twitter, Instagram, i feed delle news e chi più ne ha più ne metta. Trovo di tutto, davvero uno spaccato di umanità che io, almeno, non capisco: non ho i mezzi per capire i post, le storie, gli stati che vengono pubblicati. Non riesco a capirne più il senso, ammesso che ce ne sia mai stato uno. Io spero che qualcuno si renda conto che occorre iniziare a postare tutti un po’ meno, ma credo che, invece, sarà sempre peggio. Per fortuna ogni tanto smetto ed esco ma è un delirio: non capisco la gente che scorazza nei suv, che compra carne e pesce a tonnellate ogni giorno, alla faccia del global warming, che gioca al superenalotto.

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L’attenzione è finita, esaurita, dissolta

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Vuoto mentale. Disinteresse per qualsiasi cosa. Zero stimoli. Nulla di ciò che accade mi colpisce. Vedo tanto entusiasmo per le olimpiadi, per i risultati degli italiani. Mi fa piacere. Seguo in parte per un mio lavoro ma non mi accende il cuore. Assisto ai dibattiti sui vaccini e leggo sgomento le dichiarazioni di Anthony Fauci e degli altri virologi. Ma alla fine mi sembrano appartenere a un mondo che non abito. Più si starnazza e si bombarda e più io sono altrove. Dove di preciso non so, ma so che anima, mente, corpo abitano in una qualche altra dimensione dove il 99,98% di quello che succede sul pianeta terra non mi riguarda. Non so perché sia così. Sarò diventato asociale? Sarò diventato un misantropo? Probabile. Vado agli eventi ma dopo cinque minuti scappo via per la noia. Mi rifugio tra i video di TikTok ma non riesco a guardarne nessuno: li scrollo tutti. Sfoglio i giornali e non me ne frega una beata minchia di nessun titolo.

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L’ora del silenzio e della meditazione

Più si parla di un argomento tra tv, giornali, rete e chiacchiere al bar più mi viene di ignorare quell’argomento o di informarmi su di esso e poi tacere. Sono fatto così. Chiamatemi snob se volete. Quando vedo che il tasso di parole più o meno a vanvera su una questione aumenta me ne tengo fuori. Intendiamoci, a volte le discussioni possono essere costruttive e utili. Ma nella maggioranza dei casi vedo persone di ogni preparazione culturale ed estrazione sociale parlare sopra gli altri, ovunque, dai dibattiti televisivi, agli scambi di battute davanti a un caffé. Perché, come al solito, i più parlano per difendere a priori i loro punti di vista, senza ascoltare gli altri e senza aver sufficienti informazioni in proposito.

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