Fai un favore ai tuoi follower: posta di meno

Ero in fila dal medico ieri e stamattina. E sono partite le conversazioni di quelli che ne sanno più del governo, che sono più esperti dei medici, che se fosse per loro Gesù sarebbe ancora vivo e Moana Pozzi, buonanima, sempre in attività, insieme a Cicciolina. Per non sentirli piego la testa sul mio smartphone e cerco di leggere le news. Ok, lo ammetto prima sono andato sul profilo Instagram di Valentina Nappi ma ho smesso perché una bigotta mi guardava storto. Allora leggo su Il Messaggero che un ufo a forma di sigaro si è avvicinato alla nostra stazione orbitante. Gli alieni si saranno eccitati pure loro. C’è qualche astronauta donna lassù per caso? Ci andrei pure io a provare l’emozione dell’amore in assenza di gravità. Almeno non mi scendono le palle a terra a sentire le stronzate che spara la gente e a vedere fake news a go go sui nostri quotidiani.

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I social sono morti. Il blog resiste

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C’era una volta il world wide web con le sua paginette statiche, i siti web che tu mettevi online e che lì restavano, più o meno visitati, in cui il massimo dell’interazione avveniva via email o dove trovavi un numero di telefono a cui chiamare. Poi arrivarono le pagine dinamiche e i blog grazie ai quali anche chi non era un webmaster poteva pubblicare articoli, notizie, contenuti. A un certo punto, nel 2007, esplode Facebook, il primo vero grande social network che cambia lo stato delle cose: quasi ogni abitante della terra che avesse una connessione alla rete con estrema facilità poteva creare un suo profilo, fare l’upload di foto, pubblicare quel che gli passava per la testa. Per anni sono state pubblicate cose di qualità, interessanti, ben curate. Dopo è diventata una caciara.

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