Giuseppe Vitale non vale un fico e si sta pure seccando

Giuseppe Vitale non vale un fico e si sta pure seccando! Glielo daresti un fico tu? No. E neppure io. Che se li vada a cercare da solo. E si sta pure seccando, sotto al sole di un’estate afosa più che mai. È lì che perde elasticità, giovinezza. È come la frutta che resta nella casettina e che non si riprende nemmanco se l’annaffi d’acqua. D’altronde che te ne vuoi fare di uno che vuole essere pagato per non fare nulla. Che vergogna! Dice di essere un artista. E che noia questi artisti! Ma poi artista di cosa? Di cinema? Di teatro? Di racconti? Di due cocomeri che ci fa con il blog, con i post, con le cose di cui parla? Ci rendiamo conto? Ci parla di sedie vuote che da sole fanno teatro. È pazzo! È fuori di sé. Non sa quel che dice. Parla al vento nel deserto come Giovanni Battista. Infatti ogni tanto gli prende l’embolo filosofico-teologico-profetico dei miei stivali. Ma chi si crede Adriano Celentano per caso? Andasse a ballare Yuppi Du tra le discariche abusive! È tra le immondizie abbandonate, tra i rifiuti pericolosi, tra i sacchi neri e i materiali edilizi con l’eternit che deve andare ad esibirsi. È là il suo posto!

È un periodo che vedo tante celebrazioni, tante incensazioni, tante onorificenze a tutti i livelli. Tutti parlano magnificamente di se stessi e di qualcun altro: in tv, sui giornali, online, dal vivo, ecc. Sembra come quando si è ai funerali si elogia il defunto, quando poi in vita lo si è disprezzato. Non voglio dire che fanno male. Anzi io stesso ogni tanto sento il bisogno di lodare pubblicamente qualcuno. Ma complice il clima di festa da Eurovision agli Europei di calcio qui siamo al tripudio della pubblicità che esalta i prodotti di un’azienda, ad esempio. Oppure assistiamo tanti discorsi a molti livelli in cui mai nessuno parla di un difetto, che sia uno, di se stesso o degli altri. Che scherzi? Ti metti a criticare qualcuno? È un putiferio: vieni subito bandito dal novero delle amicizie e dalla cerchia di chi conta.

L’unico fuori dal coro è Simone Ciaruffoli, del quale ho parlato già in questo blog, quando ho scritto che voglio una vita che fa schifo come gli hamburger di Burgez. Ora è arrivato a scrivere sui tram di Milano che Burgez nuoce gravemente alla salute. Che liberazione santoddio! Pubblicità al contrario? Formalmente sì, ma non conta quel che dici nella comunicazione ma come comunichi. Puoi farlo in mille modi tediosi e rompere le grandi palle della vita, oppure trovare almeno un modo per uscire dall’asfissia della mediocrità.

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