Le grandi palle della vita

young female blowing huge balloon in sky
Photo by Gelatin on Pexels.com

Ma se gonfi un chewing gum come un pallone poi ti trascina in cielo? Se riesci a metterci tutta l’aria che puoi diventa grande? Se ti spolmoni e lo riempi fin dove arriva? Son domande che da ragazzino mi son fatto tante volte quando facevo i miei esperimenti con le Big Babol. Volevo creare una mini-mongolfiera che mi portasse su su su. Ma i risultati arrivavano fino a qualche centimetro e poi c’era l’inevitabile botto. Io intanto ci riprovavo di nuovo. Altro tentativo che facevo era con i palloncini di gomma che, essendo più grandi, in teoria dovevano essere adatti all’uso che intendevo farne. Anche qui c’erano scoppi, un po’ più fragorosi e gomma che mi restava inerte tra le mani. Una volta ci provai anche con il pneumatico di un motorino. Lo gonfiai con il manicotto dell’aria sulla stazione di servizio gestita dai miei. Il tipo continuava a ripetermi basta così, ma io volevo farlo volare quel trabiccolo e quindi davo sempre più aria fino a quando anche quella gomma esplose. Così terminarono i miei esperimenti con le sfere di materiale inerte.

A quel punto pensai di dar fiato ad altro: alle parole. Di sicuro queste non potevano cedere, non avevano limiti materiali e se non potevano farmi volare materialmente almeno potevano farmi raggiungere gli angoli più lontani dell’universo. Naturalmente affinché funzionasse bisognava spararla grossa, enorme proprio. Cominciai così a raccontare le bugie più spericolate che un essere umano possa concepire. Il mio intento era costruirmi quell’astronave invisibile, della fantasia, che potesse portarmi il più lontano possibile. Ma il fatto è che diventai un bugiardo sistematico. Le frottole erano così frequenti e incredibili che invece che gonfiarsi mi rimanevano appiccicate in testa un po’ come quando vuoi fare una torta e le uova anziché romperle nel tegamino te le frantumi sul capo.

Così ebbi quel che credevo fosse un’illuminazione. Non mi dovevo concentrare su me stesso ma sulle bolle d’aria altrui, sulla testa delle persone e fare in modo di dilatarle, di aprirne in qualche modo gli orizzonti. Studiai peggio di Leopardi a Recanati, ancora più intensamente di Leonardo Da Vinci, con ancor maggiore impegno del ghost writer di Rocco Casalino. Il risultato però fu strano: quando sai qualcosa e cerchi di trasmetterla si gonfia qualcosa, ma in una parte del corpo alla quale non avevo pensato: i testicoli. E quindi la gente sbotta e ti manda affanculo appena apri bocca.

Cercai di consolarmi con le sfere più belle che la natura abbia prodotto, con ciò che ti apre il cuore solo a guardare, anche se c’è una fenditura nel mezzo: il culo di una donna. Qui gli esiti sono incoraggianti all’inizio ma appena si accorgono (le donne) che non ho il portafoglio gonfio si dileguano peggio dei palloncini sgonfiati.

Allora non mi resta nelle notti di luna piena che aggrapparmi alla luna dei poeti, dei sognatori, degli ubriachi, dei ladri, di Pierrot, di Italo Calvino, degli scrittori, degli amanti sospiranti. Mi metto sul terrazzo di casa e aspetto che mi attragga a sé, come l’alta marea. E sogno come nella canzone di Zucchero di chiavarmela dietro una cortina di stelle.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *