Voglio essere pagato per non fare nulla

Con Carlo Farina a via del Corso a Roma nel 2019

«Che fai porco 🐷? Vai a lavorare!». Questa fu la reazione che mio zio Tommaso ricevette mentre dipingeva una tela su di un cavalletto nel centro storico del suo e mio paese natio, Ceglie Messapica (Br). Correva l’anno 1971, un prozio gli ruppe tutto e gli intimò di tornare a lavorare nei campi. Tommaso, invece, pensò bene di trasferirsi a Roma e di fare il ritrattista a Piazza Navona. Non lontano da questo favoloso e notissimo luogo d’arte e turismo, a via del Corso, nel 2019 ho visto un artista di strada seduto su uno sdraio che con un cartello su cui c’era scritto “Pay me to do nothing” (Pagami per non fare nulla) chiedeva le offerte a cappello ai passanti. Ho subito pensato: che genio!

Da quel 1971 di anni ne sono passati cinquanta e l’oscurantismo continua, persino nella capitale, dato che molti vorrebbero fare letteralmente la pelle a Carlo Farina, l’artista di cui sto parlando. Perché pensano: io lavoro per guadagnarmi da vivere spaccandomi la schiena e tu vuoi fare 🤑 soldi facendo il vagabondo? Non è giusto! E poi gli altri artisti almeno producono un dipinto, cantano una canzone, suonano uno strumento. Tu bevi la birra e dormi persino su quel cazzo di sdraio! Ci pigli per il culo?

La miseria umana arriva a questo: guardare e invidiare gli altri, anche chi, in pace, fa il suo e non viene a romperti le palle. Senza, poi, capire come stanno davvero le cose. Intanto il nostro amico napoletano (il solito napoletano fannullone secondo i “Vai-A-Lavurà-Pensiero”) ha una band e con la sua attività di strada finanzia la sua musica. Ha persino realizzato un brano che parla di questa sua esperienza.

Ma poi la sua ragione è: «Faccio quello che mi va e basta», come si può leggere in un articolo su Leggo. E il bello è che ora a chiedere i soldi per non fare nulla non è più Carlo ma un immigrato senegalese. L’esperimento sociale è stato replicato a Milano. Gli italiani non hanno visto tanto di buon occhio la cosa. Gli stranieri in visita nel nostro paese, invece, hanno premiato il gesto creativo. Perché è di questo che stiamo parlando, di creatività.

Ed ecco perché anche io voglio essere pagato per non fare nulla: per quel niente che è un colpo di genio, un gesto creativo, una performance che sembra nata lì per lì, buttata per strada. In realtà dietro c’è un lavorio, un sacrificio di tutta una vita, una generosità, un amore che nessuna cifra al mondo potrebbe ripagare. In parte ci ho provato con il Teatro d’Asporto. Ora sto pensando a qualche particolare attività in paese. Non più la pur amata Ceglie ma Oria (Br), dove vivo. Pay me to do nothing! Stay tuned!

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