Voglio una vita che fa schifo come gli hamburger di Burgez

“Voglio una vita come quella dei film… voglio una vita come Steve McQueen” canta Vasco Rossi in Vita Spericolata. Io da tre giorni a questa parte la voglio come quella di Simone Ciaruffoli.

«Chi capperi è?». Fino a tre giorni fa non sapevo chi fosse. Ora eccomi qui a parlare di lui, della sua schifosa vita e di quanto m’intriga. Perché è un grande imprenditore? Sì, basta guardare cosa è riuscito a fare con Burgez. Perché è stato un sceneggiatore di successo? Sì, ha vorato per Camera Café e scrive in un modo che non riesci a smettere di leggere. Perché è un markettaro figo? Sì e la sua Upper Beast Side lo dimostra.

Io lo invidio, tanto. Per la sua bella vita e perché piace molto alle donne? Certo e si è meritato tutto questo. Perché per ottenere ciò che vuole è stato capace di viaggiare in una nave cargo verso gli Stati Uniti da clandestino. Perché ha una qualità che mi fa diventar matto e che penso di avere pure io: quando gli interessa qualcosa è una macchina dell’ossessione. Perché quest’uomo è spinto dal più potente e affidabile motore: l’ambizione. Perché come blogger e content creator, per altri artisti, imprese ed associazioni, quale sono, sto trovando una marea d’idee grazie a lui.

Nell’ultima delle sue quattro vite, di cui racconta in Il Vangelo secondo Burgez, ha creato un brand di grande successo come la catena di fast food Burgez che sta avendo notevole successo al centro-nord Italia e di cui si parla in tutto il mondo. Ha messo in atto una rivoluzione nella comunicazione d’impresa nella quale sui tram di Milano ha fatto scrivere: “L’hamburger di Burgez è il più schifoso”. Tanta genialità, creatività, intuizione io non la vedevo da anni, dalle campagne della Proforma per Bertinotti prima e per Nichi Vendola dopo, che hanno fatto scuola. Forse un altro genio in Italia della stessa levatura è Oliviero Toscani.

Mi era stato consigliato di leggere i suoi libri da Manlio, un amico di cui un giorno pure dovrò decidermi a parlare. Ma non ci avevo fatto caso. Avevo guardato la copertina de Il Vangelo Secondo Burgez e mi ero detto: «Ma chi cazzo sei e perché dovrei leggere il libro di uno che mangia hamburger mentre è seduto su un cesso d’oro? Per caso i tuoi panini fanno cagare? Mica saranno merda…». Bingo!

Dopo scopro che ha fatto realizzare delle T-Shirt “Burgez Merda” e le vende pure! Qui è facile l’associazione con la merda d’artista di Piero Manzoni. Meno scontata è l’accostamento tra merda e potere, merda e successo.

«Il potere ha a che fare con le parti basse, con l’intestino, con il piscio e con la cacca. Per questo faremo sedere Macbeth su un trono che sarà un cesso». Furono queste le parole di Enzo Toma, regista con il quale partecipai, come attore, a un allestimento della nota tragedia di Shakespeare. E il perché è presto detto: i nostri progenitori con cosa marcavano il territorio? Lo fanno ancora i cani in città, tanto per fare un altro esempio più vicino a noi. Perché protestiamo tanto per la cacca dei cani? Ok la puzza, ok l’inciviltà. Ma ne vogliamo la rimozione perché invadono il nostro campo di gioco. Ce lo tolgono da sotto i piedi: contano gli altri, noi siamo spodestati. E con cosa reagiamo? Marcando il territorio a nostra volta. Lo ri-marchiamo, in un certo senso. Quindi che schifo gli hot dog, che schifo Burghy, che schifo 🤮 McDonald! Noi siamo italiani e abbiamo una grande cucina. Rendiamo gourmet anche l’hamburger con il nostro pane di qualità e mettiamoci carne di parti nobili, senza grassi. No, dice Ciaruffoli, prendiamo non il bread ma il bun e lasciamo i grassi nella carne. E dal punto di vista della comunicazione facciamo pubblicità a Burghy (che non esiste più) e a McDonald. Inizialmente la Upper Beast Side, quella che si fa il culo per la comunicazione di Burgez, voleva fare pubblicità proprio alla catena americana sui tram di Milano e lo avrebbe fatto se glielo avessero permesso.

La vera e più importante ragione per la quale in questi giorni non riesco a staccarmi dal pensiero su di lui e il suo operato è il sottotitolo del suo secondo libro, Marketing Luther King. Infatti esso recita: il tuo prodotto è la storia che sai raccontare. E il perché lo lascio dire a Simone:

La celebre frase di Seth Godin: «Il marketing non è più questione di ciò che sai produrre ma della storia che sai raccontare» è completamente fuori dal mondo poiché ciò che sai raccontare è ciò che stai producendo. Se compro una T-shirt Supreme a 300 euro non sto comprando una T-shirt ma una storia che Supreme sa bene raccontarmi e dunque sto acquistando ciò che Supreme sa bene produrre.

Io produco storie. Chi acquista un biglietto per un mio spettacolo sta comprando ciò che so realizzare: storie. Nel mio caso ci sono due storie:

  1. i racconti che metto in scena;
  2. come racconto le messe in scena, gli spettacoli e la mia vita d’artista.

Sarà anche per questo che da qualche tempo lavoro con un altro artista, come Paolo Carone, che oltre ad essere cantautore è un pubblicitario e che un giorno ha definito Mistero Salentino, uno dei nostri show, “lo spettacolo dei fessi“. A proposito, leggendo Ciaruffoli ho capito ancora di più perché Paolo è così irriverente, così disruptive come quando candidò il suo cane alle elezioni o come quando se ne uscì con un manifesto con preservativi di diversi colori durante una vicenda con un campo profughi in paese.

La vuoi una vita da schifo anche tu? Leggi, divora, Il Vangelo Secondo Burgez e fai indigestione di Marketing Luther King Reloaded.

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