L’afasia degli artisti

Di recente Bruce Willis ha dovuto ritirarsi dalle scene perché colpito da afasia. Anche le star del cinema e della televisione vengono colpiti da problemi al cervello, spesso dopo un ictus. Alla fine di settembre di quest’anno ci ha lasciato il comico Bruno Arena, del duo comico I Fichi d’India, che nel 2013 era stato colpito da un aneurisma. In quello stesso anno toccò anche all’attore Tim Curry. A luglio del 2022 anche Pippo Franco è stato colpito da un attacco ischemico. Altre star del cinema con la stessa sorte sono state Alain Delon e Sharon Stone.

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La noia degli artisti

Foto di Andrea Piacquadio su Pexels.

A volte ti trovi davanti a un monitor come uno scrittore davanti a un foglio bianco quando sa che deve scrivere ma non ancora cosa. Perché poi il blocco dello scrittore è un cliché, in realtà quello scrive sempre lo stesso. Però può capitare per qualche istante che non sappia cosa raccontare in quel momento, da dove cominciare. Hai tante cose da dire ma non sai quale di queste far fluire. È come se tutte le idee volessero uscire tutte insieme e la porta s’intasa. Come un motore che s’ingolfa. L’eccesso di un momento ferma le cose. E allora ci sono dei momenti di silenzio. E in quei momenti, magari, torni al pensiero. Solo che i coach di oggi e i sapienti d’Oriente ti dicono di evitare di pensare. Tale è la disciplina che la mente in armonia con l’universo si allontana dai pensieri, che il più delle volte sono di separazione.

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Le parole fresche e quelle puzzolenti

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Cerco parole aderenti alle cose. Per questo parlo poco, non mi ricordo da quanto. Anni, di sicuro. Preferisco scrivere. Già le parole sono un’astrazione. Quando, poi, si abusa di esse siamo di fronte a cumuli, muri d’immondizia, maleodoranti, nauseabondi. La parola o è fresca o è meglio tacere. Il parlare sia come l’erba dei campi bagnata dalla rugiada del mattino. Altrimenti diventa come i rimasugli dopo il mercato della frutta e della verdura quando fa caldo: il tanfo si sente da lontano. Per questo spesso mi astengo da conversazioni che per lo più sono stantie, pesanti. Stiamo morendo di chiacchiere.

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L’ora del silenzio e della meditazione

Più si parla di un argomento tra tv, giornali, rete e chiacchiere al bar più mi viene di ignorare quell’argomento o di informarmi su di esso e poi tacere. Sono fatto così. Chiamatemi snob se volete. Quando vedo che il tasso di parole più o meno a vanvera su una questione aumenta me ne tengo fuori. Intendiamoci, a volte le discussioni possono essere costruttive e utili. Ma nella maggioranza dei casi vedo persone di ogni preparazione culturale ed estrazione sociale parlare sopra gli altri, ovunque, dai dibattiti televisivi, agli scambi di battute davanti a un caffé. Perché, come al solito, i più parlano per difendere a priori i loro punti di vista, senza ascoltare gli altri e senza aver sufficienti informazioni in proposito.

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