Ritrova la tua strada dopo i 50 anni

Foto di Luana Freitas.

A volte nella vita devi risalire la china o almeno questa è l’impressione che si può avere. Specie quando dopo i cinquant’anni ci si può trovare nella condizione di dover reinventare la vita, diciamo così. Perché un lavoro non ce l’hai più o perché le cose stanno andando in modo diverso da come hai pianificato e tentato di fare negli anni precedenti. O magari certe condizioni familiari da un lato o di solitudine dall’altro oppure ancora di salute sono fonte di stress e preoccupazioni. Come riuscire, dunque, a risalire la china, se ce la si può fare, è stata la domanda che mi è stata posta ieri a seguito del mio articolo sui 17 passi per avviare un’attività da zero e senza soldi, o quasi. Oggi voglio rispondere a tale quesito.

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La super-coscienza della vita

Che cosa fai quando la vita ti pone di fronte a qualcosa di difficile da accettare, che cambia il tuo stesso stare nel mondo e che modifica per sempre il tuo corpo? Come puoi reagire, ad esempio, ad un aneurisma che ti paralizza una parte di esso? E se questo succede ad una persona a te cara, come un familiare, cosa fare per evitare di essere travolti dalla disperazione? Questo genere di domande mi girano nella testa da un mese circa, da quando ho accettato di dare un mio contributo all’evento dedicato alla Giornata Mondiale dell’Ictus curato dall’associazione Aura aps.

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Tutto va come deve andare

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Qualunque passato tu abbia avuto è alle tue spalle, è svanito. Tu vivi nel presente e pensi a crearti il futuro che vuoi, che più desideri.

I giudizi tuoi o altrui su te stesso o sul prossimo sono assenti dalla tua mente perché sei certo del tuo valore.

Sai bene che tutto va come deve andare. Sei diretto verso la tua meta e se incontri ostacoli questi servono a temprarti e a farti diventare più abile nel raggiungere i tuoi obiettivi.

Io e te facciamo il male nel mondo e poi ci prendiamo una birra

diverse best friends hugging on embankment
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Quanto egoismo, quanta cattiveria, quanto menefreghismo sembra esserci nel mondo! Almeno a giudicare dalle conversazioni alle quali partecipiamo o che ci capita di sentire un po’ ovunque. È una continua lamentela su come si è comportato quello o quell’altro. Ciascuno difende le sue ragioni e mette in cattiva luce gli altri. Qui i conti non tornano. Se ognuno ha ragione, chi ha torto? Dal proprio punto di vista ogni persona fa quel che ritiene giusto in un dato momento. Dov’è allora la cattiveria? Dov’è l’egoismo? Che fine fa il menefreghismo? Tu, io, gli altri, tutti agiamo secondo ciò che la nostra coscienza ci dice di fare, o almeno tiriamo le somme e prendiamo la decisione che ci sembra più giusta. Una volta, da bambino, credevo che il mondo fosse diviso in due categorie, i buoni da una parte e i cattivi dall’altra, come quando in classe la maestra mancava e sulla lavagna si scrivevano i nomi di chi si comportava male e di chi si comportava bene. Io ogni volta mi innervosivo e finivo nell’elenco dei cattivi. Invece, volevo stare dalla parte dei buoni, è ovvio! Pure i miei amici erano buoni. Gli altri cattivi, brutti e sporchi!

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