L’azzurra estate in paese

Domenica d’agosto in paese, in periferia. Tutto tace tranne la ventola a tutta forza del ventilatore che mi sta rosolando con aria calda e umida. Sotto le mie mani sento il ticchettio di una tastiera nera comprata dai cinesi, tanto grande quanto dura: su ogni tasto ci vuole una pressione di chili e chili perché vada giù. E a volte occorre pigiare più volte un tasto perché funzioni. Così faccio ginnastica per le mani. Sono solo in casa. Lo so che stai pensando: perché non vado al 🌊 mare come tutti, o quasi. C’è già stata per me una stagione, da bambino, in cui m’incantavo a vedere la distesa azzurra già da lontano. Ora sono una creatura che intanto non ama il caldo. Semmai me ne andrei in ⛰ montagna. E prima o poi lo farò. Credo che le cime delle Alpi ma anche degli Appennini abbiano molto da raccontarmi.

Intanto, io. il mio orecchio la mattina sul presto lo tendo verso il centro storico di Oria, per fortuna sgombro dalla calca della movida. L’altra mattina, alle 4, un ex assessore ha spaccato con un bastone un amplificatore nella vicina Ostuni. C’è gente che è convinta che la vita sia uscire di notte e andare avanti fino al mattino e poi dormire di giorno. Io invece amo svegliarmi presto, sentire gli uccelli, fare colazione in bar ancora semivuoti, leggere i giornali, poi un libro e magari scrivere. Il resto della giornata e degli impegni vengono dopo.

L’estate è tale per gli spazi che ti regala, persino per il suo senso di vuoto che a me non fa paura, anzi. Io amo starmene per i fatti miei, con poche persone. Che l’estate sia una condizione dello spirito credo che sia stato già detto. Io aggiungo la libertà che questo comporta, la dimensione di vicinanza a se stessi e alla propria appartenenza a un universo che diventa aria, largo, infinito. Un’estate azzurra, se si vuole, come quella di Paolo Conte e Celentano, persino noiosa a tratti, non lo nascondo. Ma è in questa condizione che nascono storie, si popolano mondi, si concepiscono nuove idee e gesta. Per cui io continuo a leggere Baudolino di Umberto Eco, che ho quasi finito e del quale parlerò presto, per esempio. Mi dedico al silenzio e alla meditazione. Abbozzo nuovi racconti, nuovi spettacoli e progetti. Penso a come narrare in un prossimo lavoro il medioevo. Insomma lavoro come una squadra nel suo ritiro pre-campionato. Perché la mia mente tra il finire del 2021 e il 2022 sia pronta a giocarsi le sue partite.

E tu che combini di bello?

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