Cosa si studia a scuola di recitazione

Foto di cottonbro.

Qualsiasi corso ha un programma prestabilito con indicazioni precise sulle materie oggetto di approfondimento. Cosa si studia a scuola di recitazione è dunque un insieme di elementi o di indicazioni che serve ad orientare chi vuole iscriversi. In due precedenti articoli abbiamo già visto che cos’è la recitazione e a cosa serve. In questo post cercheremo di capire in pratica cosa si fa, cosa avviene durante le lezioni.

Si comincia dalla decolonizzazione del proprio corpo. Se quest’ultimo è infatti lo strumento dell’attore va prima di tutto liberato da una serie di abitudini per acquisirne di nuove. In scena, infatti, non possiamo camminare o muoverci allo stesso modo con cui lo facciamo nella vita quotidiana. Abbiamo bisogno di un corpo dilatato, di una sua diversa presenza in cui c’è un incremento di moto dell’energia che muove le sue parti. Non si lavora sul corpo o sulla voce scrivono Eugenio Barba e Nicola Savarese ne L’arte segreta dell’attore. Abbiamo bisogno di un ampliamento delle azioni fisiche che si ottiene con un comportamento a salti del pensiero. Quest’ultimo si acquisisce con nuovi modi di pensare e agire da fare propri.

Se l’arte è gioco come ho scritto nei precedenti articoli sulla recitazione allora occorre impararne le regole. Sia pure poi per trasgredirle, per romperle, ecc. Non si dà, infatti, fatto artistico senza vincoli, senza ostacoli. Un attore è tanto interessante quanto più riesce a individuarli e a misurarsi con essi. È come se egli si creasse di continuo degli handicap fisici e di pensiero. In questo modo riesce ad essere più reale del reale: questo si chiede a chi interpreta un personaggio. Siamo oltre la “verità”. Siamo nel campo della seduzione di cui lo spettatore ha bisogno per abbassare le sue difese, le sue riserve. A questo serve il metodo: agganciare lo spettatore alla poltrona, far sì che in ogni istante desideri ancora altro.

Il metodo è ciò che fa sì che in questo momento, per esempio, siamo incantati dagli attori più seducenti al mondo e non per la loro bellezza: gli statunitensi. Ma la loro principale risorsa è la dedizione al lavoro, la costanza. Va bene una certa dose di improvvisazione come pensiamo noi italiani ma bisogna precisare che anche l’improvvisazione si prepara, non si improvvisa. Può sembrare un ossimoro ma l’improvvisazione teatrale meglio riesce quando diventa anch’essa uno stile di gioco, un certo modo di stare sulla scena e far funzionare le cose. Tutto questo si traduce in un training di base in cui l’attore man mano impara a cambiare pelle come un 🐍 serpente. Non sono make up e costume a fare il personaggio ma la trasformazione interiore dell’attore. Come la si prepara e la si raggiunge è appunto materia di studio di un corso di recitazione.

Si impara dunque ad “accendere” se stessi, ad essere più vivi di un corpo vivo, a ricevere quella grazia, quello stato di flusso che permette ad ogni artista non già di essere ispirato ma osceno potremmo dire: fuori dalla scena, seppur presente in essa. In altre parole è come se ci si collocasse in un altrove psico-fisico, spirituale, proprio di una deità. Un corso di questo tipo è dunque un’iniziazione, un rito di passaggio. Come tale non serve solo all’attore ma anche all’uomo e alla donna. In esso si ritrova la propria casa. Per questo tutti gli allievi riferiscono un senso di eccitazione a soprattutto di gioia e pace, se riescono a superare i difficili percorsi da intraprendere già durante la scuola.

Se tutto ciò ti affascina o almeno ti incuriosisce, ti sollecita potresti pensare di iscriverti ad un corso o frequentare quello che sto per far partire io ad Oria, in provincia di Brindisi. Potresti anche già prenotare una lezione privata con me.

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