Quanti tipi di recitazione esistono

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Quanti tipi di recitazione esistono è una domanda che può avere una risposta sola perché tali tipi si restringono a uno solo: quello dell’attore che funziona in scena. C’è soltanto un tipo di recitazione dunque ed è quello del buon attore, che sa come far funzionare il suo lavoro a prescindere dal contesto in cui si trova. Le distinzioni, se vogliamo introdurle, possono essere utili a definire quest’ultimo, capire a chi è destinata la produzione per la quale ci si sta impegnando e quindi svolgerla al meglio. Ed ora ci soffermeremo su di esse. Faremo un breve excursus tra tipi di spettacolo, culture di riferimento e scopo delle rappresentazioni.

La prima differenza che possiamo introdurre, macroscopica, è tra cinema e teatro. Un conto, infatti, è avere davanti la macchina da presa e un altro un pubblico in una sala. Nel primo caso è come se ci fosse uno zoom sul proprio corpo che amplifica già ogni micro-espressione, nel caso dei primi piani per esempio. Quindi è d’obbligo evitare di accentuare qualsivoglia movimento, come invece deve avvenire in un teatro per raggiungere anche l’ultimo spettatore in fondo. Lo stesso discorso vale per l’uso di voce e spazio. Al cinema avremmo dunque un tipo di recitazione cosiddetta naturalistica e a teatro un po’ più enfatizzata. Un attore però può imparare a fare lo switch tra i due mondi, cioè a cambiare il suo modo di recitare a seconda se si trova sul set o su di un palco.

L’altra ripartizione è tra i film e le serie tv. In queste ultime è noto che non ci sia lo stesso approfondimento psicologico che c’è invece in un film per il cinema. Di conseguenza cambieranno alcune caratteristiche del lavoro dell’attore e quindi della sua recitazione. Quest’ultima va poi modulata in modo differente se si deve interpretare un personaggio comico, oppure brillante, oppure ancora drammatico. Ed inoltre ci saranno sfumature diverse nell’interpretazione se si sta lavorando in un thriller, per esempio, o in un film di fantascienza o in un biopic ecc. È importante anche sapere che agli albori del cinema avevamo un tipo di recitazione che possiamo ben definire teatrale come si può vedere ad esempio nei film del padre del cinema, George Méliès.

Esplorando ora il teatro potremmo distinguere diversi modi di recitare a seconda del genere teatrale, dell’area culturale al quale appartiene, dell’epoca. Potremmo infatti distinguere, a mo’ di esempio, tra il teatro di prosa nel quale ad ogni attore viene assegnata una parte ( e a volte più di una) e il teatro epico nel quale Dario Fo recitava tutte le parti. E da qui potremmo continuare distinguendo poi il modo nel quale si recita quando c’è un copione e quando, invece, non c’è come avviene con gli spettacoli d’improvvisazione teatrale nei quali ciascun attore ha nello stesso tempo compiti di drammaturgia, regia e scenografia in campo.

D’altronde la drammaturgia alla quale siamo abituati oggi è una riconquista avvenuta dopo il successo della Commedia dell’arte con Goldoni. Quest’ultimo cristallizza nelle sue opere tutto un repertorio che in precedenza si recitava a braccio, sulla base di canovacci. E il modo di recitare degli attori di quel tipo di commedia, ancora oggi praticata, prevede un certo tipo di uso del corpo che usa la maschera, determinate stilizzazioni, una certa capacità d’improvvisare, ecc. Sempre con la maschera e quindi con le sue limitazioni e i suoi codici recitano gli attori orientali del Teatro del Nō nel quale arriviamo ad una stilizzazione ancora maggiore.

Il discorso sulla commedia cinquecentesca ci aiuta, ora, a fare qualche accenno sulle differenze tra il modo di recitare nel tempo. Anche se questo è più oggetto di storia del teatro è utile sapere che fino a Tespi — tragediografo greco del IV sec. a. C. — non esistevano attori che interpretavano personaggi: in Egitto prima e in Grecia dopo tutt’al più c’era un coro che narrava. Dalle informazioni poi che abbiamo sulla maschere antiche e sui coturni, le alte calzature degli attori, possiamo solo supporre che la recitazione era molto ampia nell’uso del corpo e della voce, visto che non esisteva il tipo di amplificazione che usiamo oggi e che i teatri avevano una capienza di migliaia di spettatori.

Qualcosa cambiò nel teatro medievale in funzione degli spazi teatrali che erano del tutto differenti e che spesso si riducevano alle adunanze di qualche decina di spettatori davanti ai giullari che recitavano per strada. Con il diffondersi poi del teatro all’italiana la recitazione si fa più melodrammatica fino agli apici dell’800. Sarà poi il maestro di tutti noi — Stanislavskij, il primo inventore di un metodo di cui siamo figli — a dirigerci tutti verso il naturalismo ma di questo parlerò nel prossimo articolo sui metodi.

Conosci altri tipi di recitazione? O vuoi che ne approfondisca alcuni? parlane nei commenti, grazie. Se poi ti piace recitare e vorresti cimentarti prenota una lezione privata.

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