7 storie pugliesi da raccontare in scena o sugli schermi

Chiesa madre di Francavilla Fontana

Una volta la regione del tacco d’Italia veniva indicata come le Puglie, ben consapevoli, come si era, che la Puglia come entità è inesistente: sulla carta si sono segnate delle linee di confine che includono zone molto eterogenee tra loro per cultura, civiltà, paesaggio geografico, ecc. Entità come il Salento, la Murgia, la Terra d’Otranto e altre esprimono stratificazioni differenti, modi di esprimersi diversi da paese a paese in molte occasioni, ecc. Ed è quindi normale che da Foggia, che appartiene alla Daunia, e Lecce ci siano miriadi di storie più o meno popolari, più o meno colte, che attendono di essere raccontate. A volte qualcuno l’ha fatto e altre volte no. Io oggi voglio accennare ad un elenco di 7 storie tra le più mirabili e significative pronte per un romanziere, per un drammaturgo, per uno sceneggiatore e quindi per case editrici, produzioni teatrali e di cinema.

Le storie di Donnolo e di tutti gli altri appartenenti alla comunità ebraica di Oria dell’anno Mille. Ho già accennato alla questione del Golem, altro scenario su cui imbastire racconti in un articolo dedicato a 10 idee per eventi teatrali ad Oria. Qui vorrei fare riferimento al famoso medico ebreo di cui ho fatto il nome e ad altri personaggi anche come Aron di Bagdad, Rabbi Shefatiah, Rabbi Paltiel ed altri di cui narra il Sefer Yuhasin o Libro delle discendenze.

La seconda storia che nessuno o quasi racconta è il passaggio di Francesco d’Assisi in Puglia di ritorno dal suo incontro con i saraceni. Da quel che sappiamo deve essersi fermato a predicare a Ostuni e a Brindisi. Del suo soggiorno a Brindisi sto iniziando ad occuparmi perché mi sto interessando a Santa Maria del Casale, dove si racconta che il poverello di Assisi scovò un’icona della Madonna. Una leggenda, poi, narra di un’occasione durante la quale sarebbe stato ospitato da Federico II nel castello di Bari. Questo episodio mi sono divertito a scriverlo e a raccontarlo già più di una volta.

La leggenda di Oria fumosa che già ho inserito in un mio testo finora rimasto inedito e del quale ho parlato l’altro giorno nel post dal titolo Storie intorno a un buco.

Pochi sanno, poi, dei legami tra il San Marzano Borsci e l’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Skanderbeg di cui parla Rossano Astremo in 101 storie sulla Puglia che non ti hanno mai raccontato. La famiglia Borsci è originaria del Caucaso, poi si spostò in Albania e infine a San Marzano di San Giuseppe, in provincia di Taranto. E questo trasferimento avvenne nel 1461 quando essa decise di venire in Puglia assieme a Skanderbeg e al suo esercito che arrivò in aiuto di Ferrante I in lotta contro Giovanni D’Angiò. Io in parte accenno già a queste vicende storiche in uno dei racconti di Mistero Salentino, ma mi piacerebbe approfondire queste vicende.

Tra le storie più incredibili e che più accendono la mia fantasia che Astremo racconta c’è quella di Hdre e Askiy che non c’entrano nulla con le serie americane e non sono nomi di cani. Sono due alieni avvistati a Bari il 6 Febbraio del 1975. Uscirono da una sorta di portauovo con l’uovo sopra che era la loro astronave. Avevano una capigliatura verde smeraldo ed erano due scienziati che rapirono per qualche ora un barese e lo portarono nella loro navicella spaziale.

Ci fu una palazzina a Taranto durante gli anni dell’ILVA in cui venivano confinati i dissidenti, i rompicoglioni, quelli che facevano notare tutte le falle nel sistema di produzione pericolose per gli operai. Venivano sbattuti in un capannone costretti a far nulla tutto il giorno. Un caso di mobbing che ora è diventato un film con la regia di Michele Riondino che ne è anche uno degli interpreti principali insieme a Domenico Fortunato, Elio Germano, Vanessa Scalera. Le riprese sono appena terminate e quindi questo lavoro adesso è in post-produzione. Lo attendiamo nelle sale nei prossimi mesi.

La settima ed ultima storia con cui voglio concludere questo mio elenco di vicende che tengo a cuore è quella che vide protagonista, suo malgrado, Roberto di Giovanni, il 26enne che il 24 Giugno 1989 ad Oria, in provincia di Brindisi, si barricò in casa ed esplose dei colpi, purtroppo mortali, con un fucile. Per dieci lunghe ora le forze dell’ordine che intervennero non riuscirono né a mediare né a fermarlo. Si dovette ricorrere al blitz del Gruppo d’intervento speciale, le cosiddette “teste di cuoio” da Roma. Ho già scritto una sceneggiatura per un corto che prima o poi cercherò di produrre.

Quale di queste storie vorresti vedere realizzate, prodotte, rappresentate? O ne hai altre? Parlane nei commenti. E aiutami nel cercare altre storie e altri materiali. Supporta questo blog per piacere. Grazie!

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