Tre temi per un’intervista su scena e territorio

Foto di Dmitry Demidov

Quando alla radio si parla di un certo tema le voci che se ne occupano compiono già un’azione fisica importante. I suoni che vengono amplificati dai microfoni e diffusi con antenne o con tecnologie via web si diffondono nel territorio e sono già esse stesse intervento. Il potere della parola davvero può evocare e creare, quasi come facevano gli antichi saggi ebrei con il Golem, una delle storie pugliesi che prima o poi mi piacerebbe raccontare. Domani, 21 luglio 2022, gli amici di Idea Radio mi chiameranno alle 10 e 40 per un’intervista. Per aiutare il loro compito e facilitare anche gli ascoltatori indico qui di seguito tre buoni motivi per seguire in diretta questo evento radiofonico: i tre temi che magari faranno da filo conduttore e che sono i tre pilastri di una serie di miei articoli qui nel blog.

Sono anche le tre questioni attorno alle quali inizio ad imbastire relazioni con professionisti e con realtà della cittadina in cui vivo: Oria, in provincia di Brindisi che è anche un po’ al centro, oltre di alcune mie produzioni artistiche del passato e spero del futuro, anche delle attenzioni di certi tipi di eventi teatrali come quelli che racconto in un post in cui ho lanciato dieci idee attorno alle quali si registra anche un certo interesse nei gruppi Facebook dedicati alla cittadina.

Partiamo dal primo punto. Oria, che prendo come esempio più vicino, ed altre città storiche della Puglia hanno una speciale vocazione per il turismo e per lo spettacolo, soprattutto dal vivo. Non è solo questione relativa a certi eventi come il Palio di Oria, che in passato era noto come Torneo dei Rioni, o di rassegne più o meno fortunate come Teatrestate che in questi giorni viene ripresa dopo oltre venti anni dalla sua ultima realizzazione. È una questione di chiamata in causa derivante da un particolare passato, da certi atteggiamenti profondi dei cittadini di questi luoghi, dalla voglia di raccontare e raccontarsi, a volte. Dall’altro lato ci sono gravi questioni sociali di cui parlo nell’articolo Tre problemi del sud da risolvere con le arti della scena. Mi piacerebbe accennare a questo e citare punti di vista con professionisti che operano in queste realtà e che condividono i fenomeni che addito.

Spesso per intervenire si crede che siano necessari bandi, misure, grandi finanziamenti europei o chissà cosa. In realtà basta molto meno, bastano addirittura le parole. C’è tutta una retorica prosopopea relativa ai fatti. Io dico no, c’è qualcosa di anteriore e già operativo e cioè i termini-chiave attorno ai quali costruire la narrativa di un territorio. Ho già provato a delinearne tre a mo’ di esempio. Quel che spero emerga durante l’intervista è che amministratori, operatori culturali, associazioni imparino due cose facili da mettere in pratica e lo dico senza spirito di superiorità ma nell’ottica di servizio:

  1. ad agire il più possibile in vista di un unico e condiviso obiettivo;
  2. ad utilizzare un linguaggio il più possibile simile e che si basi su alcuni termini in comune.

Chiarita la vocazione al racconto, allo spettacolo, alla scena all’interno di dinamiche e problemi che il teatro e il cinema ci aiutano a risolvere e messa sul tappeto la necessità di un linguaggio di sintesi possiamo passare al terzo ed ultimo punto: che cosa può fare un singolo artista o quest’ultimo assieme ad altri artisti come lui, ad associazioni, istituzioni, ecc.? Tanto per cominciare esiste una realtà che è la scrittura per commissione che ho già approfondito in un mio post. Ci sono poi una serie di luoghi e situazioni che attendono solo di essere raccontati. Infine c’è una potente e possibile azione della quale qui non voglio parlare. La tratterò domani, 21 luglio, durante l’intervista.

Ti incuriosiscono questi aspetti? Vuoi saperne di più? Ascolta Idea Radio dalle 10 e 40 e scrivi la tua opinione qui nei commenti, grazie!

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