Tre libri per prepararsi ai casting e avere successo come attore

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Il 23 aprile c’è la giornata mondiale del libro e fino a sabato quindi mi sto occupando di consigliare alcune letture che io ho già fatto nella mia vita. Si tratta di libri che io torno ad aprire, a consultare e che costituiscono per me dei punti di riferimento. Ieri ne ho indicati alcuni, oggi voglio parlare di tre testi per gli attori di cinema: sono dei manuali che fanno parte della mia formazione di attore. Li tengo sempre a portata di mano e anche grazie ad essi sono riuscito ad ottenere diversi ruoli.

Tra le principali skill di un attore a parte il vedere molti film, la preparazione, lo studio e l’avere una cultura superiore alla media c’è la lettura di libri. 

Il primo che io consiglio è Il potere dell’attore di Ivana Chubbuck, nota insegnante di recitazione a Los Angeles. Lei propone un percorso in dodici fasi che vanno dall’obiettivo complessivo, che l’attore deve avere prima di approcciarsi al testo, all’antefatto che precede la scena che poi si gira e che dà le cosiddette “circostanze date”, al monologo interiore e a tanti altri aspetti. La Chubbuck mette insieme il meglio del metodo di Strasberg e di Sanford Meisner: un metodo meno noto rispetto al primo ma che consente all’attore di poter recitare scene rispetto alle quali non ha delle emozioni di riferimento perché si tratta di esperienze molto lontane da lui. Che cosa insegna, dunque il libro di Ivana Chubbuck? A vincere sulla scena così come tutti gli esseri umani, in fondo, tentano di vincere nella vita. È così che funziona e si ottiene l’attenzione dello spettatore che resta incollato alla poltrona del cinema o del divano di casa mentre guarda il film. E posso assicurare che il tuo metodo ha successo e Io l’ho anche sperimentato durante un workshop a Roma proprio con lei. 

Il secondo libro che io utilizzo spesso, tengo sempre con me e che consiglio è L’attore crea di Marta Gervasutti: una casting director ma anche sceneggiatrice e regista. Io l’ho già recensito in un articolo. Che cosa ci racconta di utile? Il concetto che l’attore gioca prima di tutto. Bisogna allontanarsi dall’idea della recitazione che, tra l’altro, è un termine fuorviante perché recitare significa citare due volte. Invece l’attore gioca  e quindi è molto più vicino al senso del “to play” inglese, del “jouer” francese. Ma anche in altre lingue l’attore nelle sue performance è molto più vicino, per esempio, ad un musicista, ad un pittore e ad un artista in generale. Marta ha creato un metodo tutto italiano nel quale fondamentale è l’analisi del testo. Io, per esempio, leggendolo mi sono accorto che trascuravo tutta una serie di particolari sulla sceneggiatura che possono sembrare ininfluenti ma che sono, invece, di grande importanza. Poi, com’è giusto, si dedica anche ad una dettagliata analisi del personaggio con tutta una serie di elementi che possono aiutarci a ricostruire le emozioni che un attore deve saper trasmettere e far provare agli spettatori.

Il mio terzo consiglio è Recitare davanti alla macchina da presa di Michael Caine: noto attore britannico che ha anche vinto due Oscar come attore non protagonista. La parti che mi piacciono di più del suo libro sono quelle in cui dà consigli su come comportarsi sul set. Perché uno dà per scontato che ci siano delle regole della vita che valgono anche sul set quando, in realtà, è un ambiente molto particolare: bisogna capirne il funzionamento. L’autore dà anche, poi, dei consigli per l’attore quand’è fuori dal set perché deve in qualche modo lavorare alla sua immagine, al suo brand.

Ottime anche le sue indicazioni su come approcciare i registi che spesso sono le note più dolenti per un attore. Anche se qui non ci sono regole generali. Io ho visto dei veri e propri stalker di registi come i fratelli D’Innocenzo che poi hanno avuto grande successo, ad esempio. Tutti i registi sconsigliano di comportarsi in quel modo ma loro  sono riusciti ad avere attenzione e lavoro. Un mio amico regista, con il quale poi ho anche lavorato, a un certo punto mi ha detto che io rompevo le scatole per i troppi messaggi che gli mandavo. Però poi c’ho lavorato! Comunque in generale il consiglio è di non farsi troppo presenti. Bisognerebbe imparare un po’ a corteggiarli i registi e quindi ogni tanto farsi vivi e poi sparire. Michael Caine parla anche del come deve comportarsi una star. In genere si ritiene che un attore deve essere se stesso. Niente è più lontano da tale baggianata!

Questi sono i tre libri che Io consiglierei per un attore di cinema. Nel prossimo articolo magari parlerò anche di libri per l’attore di teatro. Vorrei sapere se conosci questi libri e se tu ne consiglieresti altri. Parlane nei commenti. Grazie!

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2 pensieri su “Tre libri per prepararsi ai casting e avere successo come attore

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