L’attore è un pugile e lo spettacolo un ring

Foto di Coco Championship su Pexels.

Uno spettacolo teatrale è come un match di 🥊 boxe. Il tuo coach-allenatore può prepararti a qualunque risvolto e può assisterti a bordo ring per correggere il tiro ma sei tu che le prendi e le dai. Allo stesso modo è l’attore che va sul palco e affronta il pubblico. È lui l’interprete di una sfida che non ammette un solo tempo morto, nessun calo di tensione, anche quando tutto è fermo. È sempre lui che se la deve giocare e che deve fare delle scelte. Queste ultime possono essere studiate a tavolino tutto il tempo che si vuole e possono essere meglio adeguate durante delle prove più o meno lunghe.

Ma nessuno può prevedere con esattezza che cosa accadrà match dopo match, serata dopo serata ma anche momento dopo momento. L’attore è solo con se stesso anche se ha dei compagni di scena. È la sua sensibilità, la sua capacità di leggere l’incontro, il suo svolgersi a fare la differenza assieme al fegato di decidere sull’istante che direzione prendere. Il regista può avergliene data una sensata, che corrisponde a un disegno ma può accadere che essa vada cambiata. Chi è davanti a degli spettatori deve prendersi le sue responsabilità.

L’unico criterio in tutto questo è se una scelta funziona o meno. Se va bene prendi l’attenzione del pubblico e il suo 👏 applauso, se va male perdi il match, impari la lezione e diventi più bravo per la prossima volta. Il regista ti aiuterà ad analizzare che cosa è successo e ti doterà di strumenti per fare scelte migliori. Ma mai e poi mai eseguire una performance come un pugile suonato e incapace di reagire. Recitare è reagire, sentire che tipo di energia ti arriva dalla sala o da chi ti sta intorno e prenderla e volgerla a tuo favore. Tu sei un determinato personaggio anche se arriva un terremoto nel teatro dove si sta svolgendo l’azione. E lo sei anche se resti tutto il tempo immobile e fermo, anche se ti presti a fare il morto, il cadavere. Per nessuna ragione al mondo abbandonerai il tuo personaggio. Molti alle prime armi o dilettanti ci entrano ed escono di continuo a seconda se hanno una battuta o meno. Che sciocchezza! Proprio in quel momento il pubblico ti lancia un dritto che ti stende e addio. Se credi che le persone in platea siano buone e compiacenti con te stai fresco. Sono feroci. Arrivano prevenute e pronte a colpirti al minimo sbaglio. O le convinci o finisci per terra, steso e dolorante.

A differenza di un pugile vero però non puoi vincere prima che finiscano tutti i round e cioè tutte le scene. Perciò ti serve una preparazione che ti porti fino in fondo. Non puoi sparare tutto all’inizio e poi restare con la lingua di fuori per il resto del tempo. Devi reggere dall’inizio alla fine. Se te la senti sali sul palcoscenico se non ti va lascia perdere, dedicati ad altro. Se hai paura del pubblico o di quello che succederà affrontala tale paura, è il tuo compito, nessuno può farlo al tuo posto.

Se poi pensi di fingere sei morto dall’inizio, la puzza di finto si sente a chilometri, viene fiutata subito. Spettatori e attori sono come belve dal naso potente, segugi come i cani. O sei nel flusso o altrimenti se pretendi di affidarti alla rigidità della finzione i tuoi reni saranno spezzati appena ci metti piede sul palco. Purtroppo ancora oggi si vedono molti sedicenti attori che si muovono commentando il personaggio con i loro gesti invece di viverlo, interpretarlo. Sono dei superficiali imitatori e sono i primi a prendere le botte. E possono farsi molto, molto male. Nel 🎭 teatro può scorrere tanto sangue. Certe volte sembra di stare a un incontro di MMA (Arti Marziali Miste) e ti arrivano calci e pugni da ogni parte che non hai idea.

Che il teatro sia anche uno sport a volte lo sanno bene i giocatori dei Match d’improvvisazione teatrale. Dico “a volte” perché anche qui ci sono dei cazzi morti 💀. Però qui più che altrove te ne accorgi subito chi è in palla e chi viene massacrato, per quanto siano bravi quei giocatori che riescono a costruire scene anche con chi non ha una idea e resta paralizzato dal panico. In Italia rispetto a tanti paesi abbiamo paura di questo tipo di gioco, di improvvisazione per quanto pensiamo di essere bravi improvvisatori, grazie alle nostre maschere antiche prima e della commedia dell’arte dopo. Ma la verità è che ci caghiamo sotto perché siamo diventati barocchi, artefatti, leziosi. Qui c’è da menare e le mosse devono essere semplici e dirette. E serve tantissimo allenamento.

Anche tu ti rendi conto della differenza tra mezze seghe e attori? Ti è capitato di notare le differenze in uno spettacolo? Parlane nei commenti, grazie.

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