Coincidenze e illusione di frequenza

Siamo un po’ tutti come Cristoforo Colombo, dei cacciaballe, come lo definiva Dario Fo. Franco Cardini, grande storico, di recente gli ha dato ragione in una pubblicazione per Il Corriere della Sera. Il fatto è che come l’ammiraglio tendiamo a raccontarla a noi stessi e agli altri, alla faccia della lucidità. Ma quel che è più grave è che tendiamo a dare maggior spessore ai fatti che confermano le nostre tesi e a ignorare i segni contrari. Almeno, parlo per esperienza personale.

Da qualche anno a questa parte, mi sono interessato molto alle coincidenze che pure tendiamo a sottovalutare e a banalizzare quando invece sono la trama stessa dell’universo. C’è una sottile connessione tra l’anima personale e quella universale, che Deepak Chopra chiama Sincrodestino. Ne ho parlato anche in un articolo del vecchio blog in cui dicevo che la vita è tutta rosa e fiori un po’ provocatoriamente e un po’ no. A volte però ho voluto vedere per forza delle coincidenze laddove non c’erano, perché volevo sentirmi connesso con l’universo, com’è gusto che sia. Bisogna però che questa connessione sia vera e profonda e non forzata dall’effetto Baader-Meinhof.

All’inizio, da profano, ho pensato che era sorprendente che se per esempio mi interessavo alla Ford Mustang 1000, l’auto che ammiro di più al mondo, entro breve ne vedevo sfrecciare da vicino dei modelli o che se mi interessavo a Valentina Nappi la vedessi ovunque dopo poco. Quando, poi, lei ha seguito il mio profilo TikTok l’ho preso come un segno del cielo. In realtà ho scoperto che è un semplice meccanismo della mente sul quale certi autori di crescita personale ci marciano su. Tale modalità della mente è nota anche come Illusione di frequenza e funziona in questo modo: diamo un’attenzione selettiva a ciò che è saliente per noi e ignoriamo tutto il resto e poi cerchiamo cose che supportano le nostre ipotesi e lasciamo perdere le controprove.

Facciamo un esempio proprio con Cristoforo Colombo, che ho citato all’inizio di questo articolo. Lui era convinto che le coste dove sbarcò per la prima volta nel 1492 e poi in altri viaggi fossero le Indie. Per questo fino alla morte esaltò le informazioni che confermavano la sua tesi e ignorò a bella posta tutto ciò che gli raccontava qualcosa di diverso. E nei suoi rapporti alla corona spagnola favoleggiava di ricchezze che in realtà non aveva trovato. Insomma, Dio ci parla ma occorrono tempo e anche lucidità per comprenderne bene il messaggio. Altrimenti accade come è successo a me una volta che una telefonata della Rai da Roma io l’abbia scambiata come il segno che si compiva uno dei miei più grandi desideri della vita. Preso da questa illusione non mi sono sincerato su che tipo di lavoro dovevo andare a fare. Avevo capito qualcosa di molto, molto più cospicuo di quello che poi in realtà si rivelò.

Ci serve quel che viene chiamato discernimento: finché non ci vediamo chiaro al di là di ogni ragionevole dubbio è meglio mantenersi prudenti. E non è detto che la via ci venga mostrata attraverso eventi e situazioni favorevoli. Spesso è ciò che va storto a indicarci il percorso migliore.

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