La speranza dell’Afghanistan

Quel che sta accadendo in Afghanistan ci riguarda tutti, nessuno escluso, e molto da vicino. Siamo in un mondo sempre più interconnesso dove ciò che avviene da qualche parte nel mondo ha riflessi in varie zone, persino distanti. Infatti ora ci prepariamo ad accogliere i profughi che da quel paese arriveranno in Europa. E questo potrebbe essere solo l’inizio di una serie di scosse di terremoto che l’abbandono repentino da parte degli USA ha scatenato. È probabile che ritorni il terrorismo internazionale, per fare un altro esempio.

Intanto Hezbollah, l’organizzazione paramilitare libanese, plaude al neo costituito emirato talebano che speriamo non sia riconosciuto da nessuno nel mondo. Altro che dialogo con i talebani come si è affannato a dire Giuseppe Conte! Paradossalmente, però, ora che non ci sono forze di occupazione straniere l’Afghanistan potrebbe tornare a dilaniarsi internamente. Oltre a quella dei talebani, di etnia Pashtun, ci sono altre dodici etnie e una di queste, al nord, ha già annunciato resistenza armata. C’è un bell’articolo di sintesi della storia di questo paese su Focus che aiuta a capire quest’ultima frammentazione e le sue dinamiche. Ma anche la gente comune insorge e a Jalalabad ci sono stati degli scontri.

Stiamo assistendo al fallimento di tutte le cancellerie che contano. Il mondo è allo sbando e finora sono Angela Merkel ha ammesso che tutti hanno sbagliato in questa vicenda, in primis, com’è ovvio l’amministrazione Biden. Ora il tutto diventa un affare cinese. E forse lo scenario geopolitico è proprio un accordo con questa super-potenza che vuole realizzare la cosiddetta “strada sul tetto del mondo“.

A farne le spese sono soprattutto le donne afghane che già si vedono negato ogni diritto e che sono tornate come e peggio di 20 anni fa ad essere prigioniere in casa e vessate da mariti, padri e uomini in base ad un’interpretazione arbitraria della Shari’a, la legge islamica. Questo racconta qualcosa di non nuovo sotto la luce del sole e cioè il sacrificio del valore della vita delle persone, specie se gente comune, in nome di interessi economico-finanziari. Questo lo sapevamo già. Ma ci sono immagini così forti che scuotono, che chiamano in causa le coscienze, che ti fanno dire: «Ehy, aspetta, che cosa sta succedendo? Perché le persone si aggrappano ai carrelli degli aerei e cascano quando questi decollano? Perché le madri spingono i loro figli oltre il filo spinato dell’aeroporto di Kabul perché almeno loro siano liberi?».

Ci si aggrappa alla speranza, ai suoi semi, perché le forze degli inferi, così preponderanti, siano mitigate per lo meno e ci possa essere la rinascita della libertà, in un paese che pure negli anni ’70 era moderno e democratico, meta turistica internazionale.

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